
Sono trascorsi oltre quattro mesi dal fatidico 6 aprile, quando un cataclisma giunto nel buio prima dell’alba, si è accanito con la città de L’Aquila, distruggendola parzialmente, insieme a numerose località dei dintorni. La tragedia provocò 298 vittime fatali e lasciò una scia di feriti, case e palazzi distrutti o seriamente deteriorati ed enormi danni al patrimonio artistico. E’ stato uno sciame sismico le cui coseguenze, abbiamo seguito quasi in diretta alla televisione, insieme a immagini commoventi le quali, oltre a potenziare la sensibilità degli spettatori, provocarono un sentimento di empatia con i sinistrati e il fervente desiderio di accorrere in loro aiuto.
Una decisione subito assunta in vari paesi del mondo, specialmente tra le comunità italiane all’estero e in particolare da quella abruzzese, le quali immediatamente hanno messo in atto una vigorosa gara di solidarietà, che ha stupito tutti, sia per la tempestività che per l’impegno messo in campo.
E’ noto che la solidarietà è un valore, un fatto di generosità e un sentimento legittimo il cui risultato effettivo però, è molto legato alla volontà di aiutare, agli stimoli ricevuti e alle possibilità economiche dell’interessato.
Di fronte all’emergenza abruzzese, cercheremo di riassumere alcune reazioni, nell’intento di alleviare il citato dramma.
L’INDIFFERENZA DEL GOVERNO ARGENTINO E LA SOCIETÀ ARGENTINA PREOCCUPATA DALLA CRISI. COSA HA FATTO LA NOSTRA COMUNITÀ?
La società argentina, forse immersa nelle sue preoccupazioni per sopravvivere ad un’altra delle ricorrenti crisi economiche e sociali che scuotono il Paese, è rimasta lontana da questa crociata umanitaria, intanto che il governo argentino, ribadendo ancora una volta la freddezza che c’è nei rapporti con l’Italia, ha scelto la più assoluta indifferenza di fronte al dramma.
In vista di questa realtà, l’attenzione si è orientata verso le iniziative che avrebbe potuto intraprendere la collettività italiana locale, tenendo conto anche del fatto che è la più numerosa all’estero, un particolare che, purtroppo, non le assegna alcun privilegio nei confronti dell’Italia e invece, la mette di fronte ad una responsabilità morale e a sfide varie come, in questo caso, l’emergenza abruzzese, per la quale deve assumere un ruolo di un certo protagonismo.
IN CERCA DI RISULTATI: RACCOLTI 90MILA PESOS, PARI A 18MILA EURO. SONO POCHI? SONO MOLTI?
Superato il simbolico traguardo dei primi cento giorni, tempo entro il quale - secondo quanto è abituale - si fa un primo bilancio dell’operato, ci siamo messi in attesa delle prime informazioni su quanto era stato raccolto. Attesa frustrata, per quanto nessuno degli enti rappresentativi locali, sembra essersi proposto tale obiettivo, come nemmeno il lavoro di coordinare e controllare la destinazione dei fondi.
Visto che la stampa, tra le altre funzioni ha anche quella di dare un servizio alla comunità e vista la mancanza di notizie sull’argomento, e anche per l’origine abruzzese di questo cronista, che lo porta ad un maggiore coinvolgimento, oltre ad una certa dosi di impazienza, ci siamo lanciati alla ricerca di informazioni sull’ammontare della somma raccolta. Missione davvero complessa, fatta superando enormi difficoltà. In principio siamo riusciti a stabilire che sono stati raccolti circa $90.000.- cioè circa 18.000 euro.
Anche se si tratta di un risultato provvisorio, visto che ancora devono svolgersi alcuni eventi, temiamo che tale somma non cambierà sostanzialmente.
SODDISFAZIONE O DELUSIONE? SI APRE UN DIBATTITO IL CONFRONTO CON LA COMUNITÀ ITALIANA DEL VENZUELA
Presumibilmente la notizia dell’importo raccolto, provocherà un dibattito in seno alla nostra comunità, per stabilire se i risultati della gestione solidale dell’emergenza abruzzese, da parte degli italiani dell’Argentina, è soddisfacente o deludente.
Anticipandoci all’eventuale dibattito, ci affrettiamo a opinare che quanto è stato raccolto ci provoca un certo stato di frustrazione. Le nostre attese non puntavano a risultati irreali, come ad esempio che la raccolta potesse risolvere i problemi dell’economia abruzzese, ma semplicemente a obiettivi più ragionevoli, quali ratificare il nostro tradizionale spirito solidale e consono alla nostra condizione di comunità italiana all’estero più numerosa.
Un giudizio critico personale, forse soggettivo, ma con degli argomenti precisi a giustificarlo.
Visto che manca una formula obiettiva per determinare l’efficacia di un’opera di solidarietà, facciamo ricorso ad un altro parametro, cioè, mettere a confronto i risultati che abbiamo ottenuto, con quanto hanno raggiunto altre comunità italiane all’estero, in particolare quelle di altri paesi dell’America Latina, che sono più simili alla nostra in Argentina.
Esclusi il Brasile e l’Uruguay, per la scarsità di infromazioni disponibili, che ci fanno presumere risultati irrilevanti, scegliamo la comunità italiana in Venezuela.
Secondo “La Voce d’Italia” di Caracas, la collettività italiana ha raccolto fino ad oggi una cifra intorno ai 600mila bolivares, cioè circa 200mila euro al cambio ufficiale. Un risultato rilevante, specialmente se messo a confronto con quanto abbiamo ottenuto in Argentina, particolarmente prendendo in considerazione la consistenza numerica delle due comunità: 100mila connazionali nel paese dei Caraibi contro i 650mila dei residenti al Plata.
I DIRIGENTI, NOI E GLI ALTRI. COME SI SONO ORGANIZZATI GLI ITALIANI IN CANADA? I NOSTRI DIRIGENTI ASSENTI
Se i risultati di ogni iniziativa comunitaria sono condizionati dalla gestione che riuscirà a implementare la classe dirigente, tramite gli enti di rappresentanza, nel nostro caso, considerato l’esiguo importo raccolto, tale premessa sembra confermata, visto che non c’è stato un ente responsabile in testa a questa specie di operazione solidarietà. E’ mancato uno spirito trascendente che consentisse di raggiungere l’obiettivo, per cui è stato ottenuto un risultato opaco, a dimostrazione di una gestione defficiente della classe dirigente nella quale, salve poche eccezioni di iniziative di successo ampliamente diffuse da TRIBUNA ITALIANA, è prevalso l’atteggiamento individualistico che ci è caratteristico negli ultimi tempi.
Circostanze che ci portano ancora a mettere a confronto, le strategie implementate per ottimizzare i risultati. In questo caso prendiamo lo spunto di quanto informa “Il Cittadino Canadese”, che mette in risalto quanto ha fatto la comunità italiana in Montreal, di fronte all’emergenza Abruzzo.
In testa all’azione solidale si è messo il presidente del Congresso Italo-Canadese il quale, oltre a presiedere il “Comitato di Grandi Donatori” (rara avis, specie in estinzione in Argentina), ha convocato i responsabili delle federazioni, associazioni, banche, raggruppamenti politici, imprenditoriali, associazioni abruzzesi e mezzi d’informazione. Un lavoro in comune che ad oggi ha portato a raccogliere ben 758mila euro e il cui obiettivo è di raggiungere il milione.
Si tratta in definitiva di un modello di gestione semplice, pratico, efficace che nel nostro caso non è stato implementato. Il che dovrebbe portarci a riflettere e forse a fare una profonda autocritica per capire le ragioni.
Anche sul particolare vogliamo apportare il nostro punto di vista, rilevando ad esempio che le assenze sono state il comune denominatore. Assenza dei nostri parlamentari, dei consiglieri del CGIE e dei Comites i quali, salve alcune poche eccezioni, si sono limitati ad inviare note esprimendo solidarietà. Assenti anche i politici locali di origine italiana, così come imprendtori e perfino personaggi dello spettacolo, alcuni dei quali, a modo di giustificazione,sostengono che non sono stati convocati.
I DIRIGENTI E NOI
Dicono che le crisi generano opportunità che, nel nostro caso, se si fosse verificata una convincente azione solidale, avrebbe contribuito a rialzare un pò la svalutata autostima di una comunità condizionata dalle successive crisi economiche degli ultimi anni, che di fronte all’Italia si è specializzata nel coniugare il verbo chiedere.
Comunità che affronta un presente preoccupante e un futuro incerto. Siamo convinti però che se riusciamo a mettere insieme le enormi risorse umane disponibili, i valori e i principi che abbiamo saputo evidenziare in altri tempi e in altre circostanze, che ci portarono ad essere segnalati come esempio di comunità organizzata in seno alla società di accoglienza, potremo ancora sperare di essere all’altezza di rappresentare la maggiore comuità italiana all’estero. I nostri dirigenti hanno l’ultima parola.
Walter Ciccione (Tribuna Italiana)
