09 enero 2008

Gazzola: "Io credo nella forza dell’italianità"

Il Presidente del C.A.V.A., Segretario del Comites di Rosario e Consigliere del C.G.I.E. Mariano Gazzola, parla dell’identificazione delle nuove generazioni con i valori ereditati dagli emigrati e del ruolo chiave dell’Associazionismo. Al centro dell'attenzione anche il nuovo piano di assistenza sanitaria per gli italiani indigenti, basato sull’esperienza del Progetto A.V.A. (Anziani Veneti in Argentina), una iniziativa del C.A.V.A., allora presieduto dall’Onorevole Ricardo Merlo.

“L’italianità fra le nuove generazioni è una forza che spesso, è nascosta nel più profondo di ogni persona e che, come i fiumi carsici, quando si verificano determinate condizioni, tornano in superficie”. E’ quanto sostiene Mariano Gazzola che poi sentenzia: “Io credo nella forza dell’italianità, nel complesso di valori e opere che costituiscono l’eredità di migliaia di emigrati che arrivarono in questa terra”

Gazzola è un esponente delle nuove generazioni. Di famiglia italiana, è nato a Rosario 35 anni fa, ha studiato Giurisprudenza ed è sposato con Maria Celeste. Nel 1991, quando aveva 19 anni, insieme ad un gruppo di giovani di origine veneta, costituirono la Gioventù Veneta di Rosario. Allora intraprese una strada che lo ha portato a occupare diversi incarichi nelle associazioni, fino a raggiungere alcuni obiettivi di maggiore rilevanza.
Nel 2004 ha fatto parte della Lista Associativa e Federativa nella quale è stato eletto per far parte del Comites di Rosario (il secondo più importante dell’Argentina), nel quale più tardi è stato nominato segretario. Nel mese di luglio dello stesso anno è stato eletto Consigliere del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero e nominato Segretario della Commissione tematica “Nuove Generazioni”. Dal 2006 è presidente del Comitato delle Associazioni Venete dell’Argentina (C.A.V.A), federazione che raggruppa 31 sodalizi veneti in tutta l’Argentina. Da ricordare inoltre la sua partecipazione a numerosi congressi e convegni, sia in Argentina che all’estero, e i vari corsi che ha frequentato, tra i quali, sottolinea, il corso di formazione per dirigenti, oggi organizzato dall’Utrim.

-Nella sezione “Ricerche professionali” degli annunci dei giornali, è comune che chiedano “giovani con esperienza”, requisito che a volte sembra una contraddizione. Ma non è il tuo caso...
Il fatto è che non c’è alternativa alla partecipazione e in questo campo, l’associazionismo è fondamentale.

-Perché?
L’italianità nel Sudamerica e specialmente nell’Argentina, è stata conservata, sviluppata e tramandata sempre a partire dalle associazioni. Ad oltre mezzo secolo dall’ultima ondata migratoria e con la progressiva scomparsa di tanti emigrati, per questioni anagrafiche, il fatto di coinvolgere i giovani nelle strutture della collettività italiana è diventato una necessità imperativa. Oggi il riferimento naturale delle nuove generazioni italo-sudamericane è Ricardo Merlo.

-E come deve articolarsi tale integrazione?
I giovani si avvicinano alle associazioni per il legame con le loro origini, tradizioni, pranzi o feste patronali, ma non devono farlo soltanto come utenti, devono integrarsi in un ruolo protagonico, come dirigenti. La simbiosi generazionale deve darsi in un ambito armonico, capace di rinnovare e di dare un nuovo senso alle associazioni, altrimenti il loro futuro è seriamente compromesso.

-Per quest’anno è in programma a Roma il Congresso Mondiale dei Giovani di origine italiana. Quali sono le tue attese?
Sarà di somma importanza. In quella sede si cercherà di seminare in un terreno fertile perché la forza dell’italianità emerga nelle nuove generazioni. Bisogna stimolare il dialogo.

-Come ha detto in qualche occasione l’On. Ricardo Merlo: “Non dobbiamo parlare ai giovani, dobbiamo ascoltarli”.
Concordo al cento per cento. Il dialogo con i giovani è veramente una rivoluzione silenziosa

Gazzola è un appassionato del tema delle nuove generazioni. Ricordo come chiuse il suo emotivo discorso al Congresso dei Giovani organizzato dalla FEDITALIA, a Rosario, nel 2004: “I giovani non vogliamo stare nè un passo avanti, nè un passo indietro. Vogliamo stare accanto a voi i maggiorenni!”
Ma il nostro intervistato ha inoltre una grande sensibilità e vocazione di servizio verso gli anziani indifesi. E così, come nella vita, ma certamente più rapidamente, passiamo dalla tematica dei giovani a quella dei nostri anziani.


-Che ne pensi dell’implementazione del nuovo programma di assistenza sanitaria in favore degli anziani italiani indigenti?
La convenzione con la Swiss Medical è partita dal 1º gennaio. Credo molto opportuna questa felice coincidenza con il 60º della Costituzione Italiana, che nel suo articolo 32 determina l’obbligo della Repubblica Italiana, della tutela della salute dei cittadini, garantendo “cure gratuite agli indigenti”. E’ la materializzazione di un diritto fondamentale della persona. Forse è la battaglia più importante portata avanti in seno al C.G.I.E. (dai colleghi Adriano Toniut, Maria Rosa Arona e Gerardo Pinto, fra gli altri) e dai parlamentari all’estero residenti in Argentina, Ricardo Merlo, Giuseppe Angeli e il Sen. Luigi Pallaro. E’ un passo importantissimo nell’equiparazione dei diritti degli italiani residenti all’estero con quelli degli italiani residenti in Italia.

Le radici di questo nuovo piano di assistenza sanitaria si trovano in una gestione del C.A.V.A. nell’anno 2004. In quel momento, l’allora presidente Onorevole Ricardo Merlo, firmò una convenzione con la Regione Veneto, per la quale la Regione si impegnava a finanziare l’assistenza medica integrale in favore di circa 600 anziani veneti, per il periodo di tre anni. Il così chiamato Progetto A.V.A. (Anziani Veneti in Argentina), una iniziativa solidale esemplare, ha avuto in Merlo il suo ideologo e promotore. “Ho il privilegio di aver collaborato nella veste di redattore e co-autore di quel progetto”, ricorda soddisfatto l’allora vicepresidente del C.A.V.A., Mariano Gazzola.

Walter Ciccione