26 septiembre 2007

La nostra Tavola rotonda si è spostata a Mar del Plata per parlare degli italiani all’estero come risorsa dell’Italia


All’incontro hanno partecipato il presidente del Comites di Mar del Plata Raffaele Vitiello, il presidente della Federazione delle Società Italiane di Mar del Plata Giovanni Radina, il consigliere del CGIE Adriano Toniut e gli imprenditori Eugenio Sangregorio e Domenico Di Tullio.

La Tavola rotonda si è spostata a Mar del Plata. L’iniziativa presa dal nostro settimanale, per celebrare il suo 30º anniversario, di dibattere una volta al mese con personalità della nostra comunità o comunque legate alle nostre problematiche, è stata portata all’interno, alla città di Mar del Plata, a testimonianza dell’interesse che fin dal primo numero la TRIBUNA ITALIANA ha riservato alle comunità italiane residenti all’interno dell’Argentina.

Mar del Plata è stata la prima, anche perché risiede in essa una comunità non soltanto molto numerosa e con una tra le percentuali più alte di popolazione di origine italiana, ma anche per l’impegno che ha sempre dimostrato nell’operare come comunità organizzata, che effettivamente ha una grande importanza per la città che la ospita.

La manifestazione organizzata dalla TRIBUNA ITALIANA, si è svolta sabato scorso nella sede della Federazione delle Società Italiane di Mar del Plata e ad essa hanno partecipato il presidente della citata Federazione, Giovanni Radina; il presidente del Comites di Mar del Plata, Raffaele Vitiello; il consigliere del CGIE residente a Mar del Plata, Adriano Toniut; l’imprenditore e presidente del Movimento di partecipazione civica italo-argentino, Eugenio Sangregorio; l’imprenditore e avvocato Domenico Di Tullio. Per Di Tullio, che attualmente risiede a Mar del Plata e per Sangregorio si è trattato di un bis, visto che avevano già partecipato alla prima Tavola rotonda organizzata dalla TRIBUNA ITALIANA nel mese di agosto all’Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires-

Tema del dibattito a Mar del Plata, è stato lo stesso del primo appuntamento e cioè: “Italiani all’estero, una risorsa? Il Tavolo è stato moderato dal nostro Walter Ciccione e la sintesi è stata affidata a Rocco Oppedisano, regista e docente universitario della carriera di comunicazione.

DI TULLIO: LAVORARE SU UN PROGETTO

Dopo il saluto e il ringraziamento del direttore Marco Basti, è iniziato il dibattito con l’intervento del dott. Di Tullio, il quale ha iniziato dicendo che non c’è un futuro importante per la nostra comunità se non si lavora ad un progetto comune, che coinvolga tutte le espressioni di rappresentanza delle comunità italiane (parlamentari, Comites, CGIE, Associazioni e Federazioni) dell’America latina.

Di Tullio ha ricordato quanto affermato dall’ing. Arizio durante la prima Tavola su questo argomento, nel senso che i dirigenti, attuali o nuovi, devono impostare in modo diverla loro azione, sia nella forma che nei contenuti. In questo senso, Di Tullio ha detto che bisogna promuovere nuove iniziative, lavorare su progetti molto concreti, su punti ancora in attesa di essere sviluppati anche dai nostri parlamentari. Di Tullio ha sottolineato la grande portata del voto, “ma è uno strumento che è utile solo se c’è un progetto che dev’essere di guida per le nostre attività.”

Lo studioso ha fatto notare che finora gli Stati Uniti non hanno avuto grande successo nella loro iniziativa di creare una zona di libero scambio in tutto il continente, l’ALCA. Dobbiamo proporre all’Italia e tramite l’Italia all’Ue di intraprendere una iniziativa simile, che coinvolga l’Ue e i Paesi dell’America Meridionale, ha detto Di Tullio.

Di Tullio ha anche proposto di creare la Casa d’Italia, un ente super partes di collegamento di tutte le strutture di rappresentanza della collettività. Di Tullio ha anche parlato della necessità di costituire organizzazioni di professionisti e camerali di origine italiana. Proponendo l’esempio di una piramide invertita, ha detto inoltre di allacciare rapporti in Italia con Comuni, Province, Regioni e con lo Stato. Infine ha ribadito che bisogna lavorare a un progetto comune come comunità italiane dell’America Meridionale, da proporre all’Italia, anche perché, purtroppo, oggi manca in Italia un progetto di Paese e quindi anche uno che coinvolga gli italiani all’estero.

Rispondendo a una domanda del pubblico, Di Tullio ha detto che il problema dei bond tra l’Argentina e l’Italia potrà continuare ad essere una difficoltà, e questo è un altro motivo per lavorare come comunità dell’America Meridionale o dell’America latina e non solo come Argentina.

TONIUT: IL POPOLO ITALIANO NON CI CONSIDERA UNA RISORSA

Il consigliere del C G I E Adriano Toniut, ha e s o r d i t o sottolineando che anche se noi siamo certi di essere una risorsa, di essere i m i g l i o r i ambasciatori dell’Italia nel mondo, come è stato ripetutamente detto da tanti politici italiani, il popolo italiano non è consapevole delle nostre potenzialità e quindi non ci considera una risorsa.

L’avv. Toniut ha detto che buona parte dell’ignoranza del popolo italiano sulla realtà degli italiani all’estero, è dovuta ai media e agli operatori della cultura.

L’avv. Toniut ha poi elencato diverse inquadrature per analizzare la nostra realtà come risorsa. Economica senz’altro, ha detto, perché siamo promotori e consumatori del prodotto italiano, ma anche perché facilitiamo la crescita degli scambi tra l'Italia e i Paesi ove risiediamo. A testimoniare tale realtà ha ricordato l’incontro della settimana scorsa tra il premier Prodi e il capo eletto del governo della Città di Buenos Aires Mauricio Macri, che ha invitato i capitali italiani a intervenire al piano di investimenti nella Città, quando si insedierà.

Una risorsa per la diffusione della lingua italiana, ha detto poi Toniut, ricordando che l’italiano si parla solo in Italia e in alcuni cantoni della Svizzera, mentre che nel mondo, la sua diffusione è trainata fortemente dai discendenti degli italiani. A questo riguardo ha ricordato che in Argentina ci sono 80mila alunni di italiano di cui 8mila nella circoscrizione consolare di Mar del Plata.

Gli italiani all’estero sono anche una risorsa dal punto di vista umano, ha detto Toniut, ricordando l’alta età media degli italiani, il fatto che fanno pochi figli e che l’Italia deve affidarsi all’immigrazione extracomunitaria per far crescere la sua popolazione. In America Latina ci sono milioni di discenderti di italiani, molti dei quali persone ben preparate, le cui radici sono italiane.

RADINA: FAR CAPIRE AGLI ITALIANI CHE POSSIAMO AIUTARE L’ITALIA
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Da parte sua il presidente della Federazione G i o v a n n i Radina, ha condiviso l’opinione di Di Tullio secondo la quale ci vuole un progetto comune da offrire all’Italia. “Dobbiamo far capire agli italiani - ha detto - che anche noi possiamo aiutare l’Italia”.

Radina ha detto che spesso e specialmente negli ultimi anni, nei rapporti con l’Italia siamo stati capaci solo di chiedere, mentre invece abbiamo tanto da offrire all’Italia, a cominciare dalla promozione del made in Italy. Le associazioni, ha detto Radina, possono cominciare a cambiare questa realtà, ogni volta che ricevono autorità regionali, provinciali o comunali, facendo capire ai dirigenti che arrivano dall’Italia che ci sono tante possibilità di collaborazione, sia in campo culturale che economico. In questa azione, ha detto il presidente della Federazione di Mar del Plata, dobbiamo appoggiarci ai nostri parlamentari.

VITIELLO: IL NOSTRO VOLONTARIATO E’ UNA RISORSA

Da parte sua il presidente del Comites di Mar del Plata, Raffaele Vitiello, ha detto che chi partecipa alla vita della comunità, chi ha fatto le associazioni o si è impegnato nelle varie istanze di rappresentanza, non lo ha fatto per interesse, ma per volontariato. Questa comunità basata sul volontariato, ha detto Vitiello, è una risorsa per l’Italia.

Vi t i e l l o ha ricordato che un tempo questa risorsa si manifestava attraverso le rimesse che servirono all’Italia per sostenere il suo sviluppo, al tempo che le associazioni son state promotrici dell’italianità all’estero. Oggi, ha detto il presidente del Comites di Mar del Plata, le forme nuove di manifestarsi di questa risorsa sono la promozione degli scambi e i giovani. A questo riguardo ha ricordato che recentemente l’on. Narducci, ex segretario del CGIE, ha detto che nelle associazioni ci vuole un cambio di mentalità per far posto ai giovani

. Vitiello ha detto che i congressi organizzati dalla FEDITALIA e altri incontri organizzati da Federazioni o Associazioni, per promuovere la partecipazione delle nuove generazioni, non hanno dato tutti i risultati che ci si attendeva e che ancora oggi manca una maggiore presenza dei giovani nelle istituzioni della collettività. Ha detto però che non è nemmeno giusto che i giovani vengano soltanto quando c’è qualcosa che possono ricevere, quando hanno un interesse a qualcosa di concreto, come può essere un viaggio in Italia, ma che poi non continuino a lavorare nelle associazioni, che non si sentano impegnati.

Vitiello quindi, ha detto di preferire i giovani che si sentono legati alle associazioni, che lavorano al loro interno, che le conoscono per cui gli eventuali benefici che possono ricevere dall’Italia, si traducano poi in un impegno maggiore con le associazioni.

Vitiello ha poi fatto notare che l’Italia non è quasi più presente nei media argentini e che ha perso molta influenza in Argentina. Il presidente del Comites marplatense, ha ricordato che il fondatore della TRIBUNA ITALIANA, dott. Mario Basti e l’avv. Dionisio Petriella, presidente della Dante di Buenos Aires, anni fa insistevano sull’importanza della piena integrazione anche nella vita politica argentina, manifestando che bisogna appoggiare i giovani su quella strada.

SANGREGORIO: SIAMO UNA GROSSA RISORSA PER L’ITALIA

L’imprenditore Eugenio Sangregorio, come aveva fatto a Buenos Aires, ha ribadito il suo convincimento sul fatto che gli italiani all’estero siamo una grossa risorsa per l’Italia. Oggi, ha detto, la politica pasavanzare delle proposte molto concrete all’Italia, partendo dalla premessa della complementarietà tra l’Italia e l’Ue e i Paesi dell’America Latina.

Sangregorio, che è consigliere dei gruppo argentino del Parlamento del Mercosur, ha detto che le imprese argentine hanno bisogno di essere rinnovate dal punto di vista tecnologico e che l’Italia da una parte ha bisogno di materie prime e dall’altra ha bisogno di aumentare i suoi mercati (ha detto che negli ultimi anni ha perso il 90 per cento delle sue posizioni in America Latina), per cui ci sono condizioni ideali di complementarietà. Siamo italiani con tutti i diritti degli italiani in Patria, ha detto Sangregorio, e dobbiamo far capire che una intesa è di mutua convenienza.

L’imprenditore ha ricordato che il 45 per cento degli imprenditori dell’America latina sono di origine italiana. Siamo una grande risorsa e dobbiamo farlo capire all’Italia.A una successiva domanda, Sangregorio ha detto che non siamo solo una risorsa economica, ma che se facciamo capire che nei rapporti economici con gli italiani all’estero l’Italia può ricavare un profitto, allora ci saranno anche maggiori risorse da investire in altri campi.

Ha informato inoltre che a novembre potrebbe essere firmata una intesa tra parlamentari del Mercosur e colleghi italiani, per promuovere la ricerca di corsie preferenziali per aumentare gli scambi e le possibilità di rapporti tra l’Ue e il Mercosur. Numerosi sono stati gli interventi e le domande del pubblico che ha seguito il dibattito e le risposte che le cinque personalità invitate hanno dato. Il problema dei bond, il modo come i nostri parlamentari vengono giudicati dagli italiani in Italia, l’immagine che si ha in Italia dell’Argentina e degli argentini, la concretezza dei progetti sui quali si lavora e se essi vanno sviluppati soltanto in campo economico o anche in altre realtà, sono temi che sono stati presenti nelle domande e negli interventi del pubblico, costituito principalmente da consiglieri del Comites, dirigenti di Federazioni e Associazioni italiane e giornalisti di media della collettività.

12 septiembre 2007

Coincidenze fra i nostri parlamentari sul tema della cittadinanza

TAVOLA ROTONDA ORGANIZZATA DALLA TRIBUNA ITALIANA



Interessante confronto giovedì scorso nella Tavola Rotonda organizzata dal nostro settimanale nel quadro delle celebrazioni del 30º anniversario della TRIBUNA ITALIANA, svoltasi nel Salone Benedetto Croce dell’Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires. Il Senatore Pallaro: “Prima di modificare la legge devono essere completate tutte le domande. L’on. Merlo: “Prima di modificare la legge sulla cittadinanza, risolvere i problemi della rete consolare”.

La cittadinanza italiana è stata l’argomento sul quale si è sviluppata la Tavola Rotonda - seconda del ciclo organizzato dalla TRIBUNA ITALIANA per celebrare il suo 30º anniversario - che si è tenuta giovedì scorso nella Sala Benedetto Croce del Circolo Italiano, al quale hanno partecipato come invitati, il senatore Luigi Pallaro, i deputati Giuseppe Angeli e Ricardo Merlo e l’avvocato italiano Tullio Zembo.

La Tavola è stata moderata da Walter Ciccione, ideatore dell’iniziativa, ed è iniziata dopo il saluto del Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura, prof. Ennio Bispuri, che si è congratulato con la TRIBUNA ITALIANA per l’iniziativa e dal nostro Direttore, Marco Basti che ha ringraziato il prof. Bispuri e i suoi collaboratori per l’accoglienza all’iniziativa, agli invitati per la loro disponibilità al dibattito e al pubblico, ricordando che l’obiettivo della TRIBUNA ITALIANA è quello di essere tribuna del dibattito delle tematiche che riguardano gli italiani all’estero.

Il pubblico nella sala ha seguito gli interventi degli invitati con grande interesse e dopo un primo giro di interventi del “panel” è intervenuto con numerose domande, anche su questioni molto precise, alle quali gli invitati hanno risposto.

Tra essi c’è stata una grande coincidenza nel senso di reclamare che siano evase tutte le pratiche di cittadinanza iniziate o da iniziare, prima che sia approvata una modifica all’attuale legge di cittadinanza. Inoltre hanno sottolineato il fatto che la riforma in Italia è promossa non tanto per le questioni degli italiani all’estero e dei loro discendenti, ma per le questioni legate alla cittadinanza come strumento di integrazione degli immigrati extracomunitari. Su questo punto, il dott. Zembo ha detto che oggi un terzo principio si è aggiunto ai tradizionali “ius sanguinis” e “ius soli” e cioè lo “ius domicili”.


ZEMBO: UN NUOVO PRINCIPIO: “IUS DOMICILI”

Il primo a intervenire è stato l’avvocato italiano Tullio Zembo, il quale ha parlato di due dei diritti che riguardano gli italiani all’estero e che sono molto legati: il voto e la cittadinanza. Zembo ha sottolineato che è molto difficile che sia cambiata la legge che ha creato la Circoscrizione estero, in quanto è inserita nella Costituzione e quindi per cambiarla ci vorrebbe una nuova riforma costituzionale, con le complicazioni politiche e di procedura che essa comporta. La possibilità che venga modificata - ha detto - è limitata dalla procedura complessa prevista per cui il nostro voto non è in pericolo. Diverso, ha fatto notare, il discorso per quanto riguarda la cittadinanza, che è regolata da una legge ordinaria, che quindi può essere più facilmente modificata.

Il dott. Zembo ha ricordato che tradizionalmente la legge italiana si è basata sul principio dello “ius sanguinis”, cioè della trasmissione della cittadinanza da padri a figli, senza tener conto del luogo di nascita dei discendenti. Un principio - ha spiegato l’avvocato che dirige inoltre il programma radiofonico “Alguno dice que no” - la cui applicabilità si tende a limitare in varie delle 19 proposte di legge che sul tema sono state presentate in Parlamento. Infatti, ha spiegato, a causa della crescente presenza di immigrati, si tende a spostare il principio su cui si basa la legislazione italiana sulla cittadinanza, verso lo “ius soli”, cioè il riconoscimento della cittadinanza in base al luogo di nascita. Cioè ci può essere un cittadino di un Paese che dopo un certo numero di anni di residenza in Italia - i progetti parlano di 5 o addirittura 3 anni - possono chiedere la cittadinanza, così come potrebbe essere concessa automaticamente a chi nasce sul territorio italiano. Oggi si parla perfino dello “ius domicili”, il che significa che un cittadino di un Paese che per residenza ha preso la cittadinanza italiana, se eventualmente più tardi sposta la sua residenza a un altro Paese, prende la cittadinanza del terzo Paese.

L’avv. Zembo ha ricordato che per certi settori il diritto all’acquisto della cittadinanza da parte dei discendenti degli emigrati è motivo di forti perplessità.



ANGELI: “PRENDIAMO IN GIRO CHI VUOLE ESSERE ITALIANO”

L’onor e v o l e Giuseppe Angeli ha parlato della proposta che egli ha presentato alla Camera, p e r c h é s i a n o riaperti i termini per il riacquisto della cittadinanza da parte di persone nate in Italia e poi emigrate, che per ragioni di lavoro hanno dovuto rinunciare alla cittadinanza italiana. A suo tempo è stata fatta una legge che ha consentito di richiedere la cittadinanza italiana, prima per un termine di due anni, successivamente ampliata per un altro anno. Angeli ha ricordato inoltre le altre proposte di modifica della legge sulla Cittadinanza, per consentire alle donne che hanno perso la cittadinanza italiana per matrimonio con uno straniero, o alle donne che hanno avuto figli nati prima del 1948, quando la Costituzione della Repubblica ha sancito la parità di diritti tra uomini e donne - compreso quello della trasmissione della cittadinanza - di riacquisire il diritto di trasmetterla ai loro discendenti. Proposte queste che ha trovato concordi i tre parlamentari. Il deputato Angeli ha detto però che la ricerca dell’avo cittadino italiano, rischia di essere una catena interminabile, una possibilità che forse andrebbe limitata, chiudendola per esempio al nonno.

“Però bisogna dire pure - ha detto l’on. Angeli - che non è possibile che la gente debba aspettare anni ed anni prima che sia ammessa la pratica per il riconoscimento della cittadinanza. Se c’è la legge, che sia rispettata”. Dopo aver reclamato che sia assunto personale in loco per dare una soluzione al problema degli arretrati, ha ricordato che a Rosario ci son 7000 pratiche e che ci sono file di oltre cento metri davanti al Consolato per chiedere un turno per iniziare la pratica fra anni. “Così prendiamo in giro chi vuole essere italiano”, ha detto.



MERLO: PRIMA DI MODIFICARE LA LEGGE, RENDIAMO EFFICIENTE LA RETE CONSOLARE

L ’ o n . R i c a r d o Merlo ha iniziato il suo intervento fac e n d o una premessa e cioè che n o n dev’essere messo in dubbio il principio dello “ius sanguinis” che è alla base delle successive leggi di cittadinanza italiana del 1912, 1983, 1986 e 1992. Quindi ha ricordato che la principale ragione che viene data, per reclamare un limite alla trasmissione della cittadinanza ai discendenti, è l’impossibilità, per la rete consolare, di affrontare la mole di domande che si sono accumulate negli anni e le possibili che potrebbero ancora essere presentate. Il deputato Merlo ha fatto notare che si pretende di mettere un limite alla legge, invece di mettere la rete consolare in condizioni di rispondere alle esigenze che la legge prevede, rete che, d’altra parte, è insufficiente e, in non pochi casi caotica, per dar un servizio adeguato a chi è già cittadino.

L’on. Merlo ha fatto notare che si tratta di un problema che riguarda principalmente l’America Latina e in modo speciale l’Argentina, il Brasile e l’Uruguay. Infatti, ha ricordato, in Brasile ci sono 490mila pratiche di riconoscimento della cittadinanza in attesa di essere completate e in Argentina 170mila, quindi circa l’80 per cento delle 800mila pratiche giacenti in tutto il mondo. “Allora cosa dobbiamo fare, limitare la legge o mettere la rete consolare nelle condizioni di rispondere alle richieste basate sulla legge?” si è chiesto Merlo. Il deputato ha quindi ricordato che in Argentina ci sono sette consolati e due agenzie consolari per circa seicentomila cittadini; in Brasile ci sono 5 sedi consolari per 250mila cittadini e quasi 500mila in attesa di diventare cittadini italiani; negli Stati Uniti ci sono invece 9 sedi consolari e in Francia 10, per una utenza attorno alle 350mila persone che, nel caso della Francia, sono cittadini del’Unione europea, per cui le loro esigenze di rapporti con i consolati sono minori.

“Quindi - ha ribadito - prima di pensare a modificare i principi sui quali si basa la legge di cittadinanza o di limitarne il diritto, bisogna mettere la rete consolare nelle condizioni di svolgere le sue funzioni”.



PALLARO: IMPEGNO DEL GOVERNO PER CONCLUDERE TUTTE LE PRATICHE ARRETRATE

Nel suo intervento il senatore Luigi Pallaro ha ricordato che quando è stato costituito il nuovo governo, è stato interpellato su quale sarebbe stata la sua posizione nei confronti dell’esecutivo appena insediatosi. “Ho detto che noi non siamo venuti in Italia per cambiare i governi, ma per sostenere il governo scelto dalla maggioranza degli italiani. Abbiamo detto però che c’erano cinque punti, sui quali ci saremo battuti sin dall’inizio”. Tre dei cinque punti riguardano la cittadinanza italiana e gli altri due riguardano l’assistenza agli anziani indigenti e la rete consolare.

Pallaro ha raccontato che quello dell’assistenza è un problema in via di soluzione, perché si sta lavorando al nuovo piano di assistenza sanitaria che consentirà di assicurarla a circa diecimila anziani italiani in Argentina, a partire dall’inizio dell’anno venturo, che, per i casi più difficili, potrà essere completata anche con un sussidio annuo di 1400 dollari. Per quanto riguarda le rete consolare, il Senatore ha ricordato che pochi giorni fa sono stati assunti 40 digitatori nelle sedi consolari di Buenos Aires, Lomas de Zamora e Morón con contratti per sei mesi e che intanto si prepara l’assunzione di altri centotrenta digitatori e altri cento impiegati di ruolo. Sugli altri tre punti, che sono legati alla cittadinanza, (riapertura dei termini per riacquistarla ai cittadini che hanno dovuto rinunciarvi per ragioni di lavoro, la possibilità di riacquistarla per le donne che l’hanno persa per aver sposato uno straniero e la possibilità di trasmetterla per le donne che hanno avuto figli nati prima del 1948).

Pallaro ha detto che il governo dovrà garantire che siano messi nella nuova legge di cittadinanza. Garanzia che dovrebbe prevedere inoltre, che prima di qualsiasi cambiamento della legge, siano completate tutte le pratiche giacenti e che trascorra successivamente un anno per consentire di smaltire altre eventuali presentazioni di domande. Specificamente per quanto riguarda il dibattito sulla riforma della legge di cittadinanza, il sen. Pallaro ha spiegato che si parla sia della convenienza e delle forme di dare la cittadinanza agli immigrati extracomunitari, sia della trasmissione della cittadinanza italiana ai discendenti degli italiani all’estero. “Sono due temi diversi - ha affermato Pallaro - che non devono confondersi”.

Ha ribadito che ci dovrà essere l’impegno del governo a completare tutte le pratiche arretrate e che dovranno trascorrere 12 mesi prima che entri in vigore una nuova legge di cittadinanza. Pallaro ha ricordato che in un recente dibattito alla Rai oltre il 50 per cento del pubblico intervenuto a un sondaggio, si diceva d’accordo con la possibilità di rendere la legge più aperta, mentre le risposte dall’estero, in favore di una legge più aperta, superavano l’80 per cento.

“La domanda è: di quale ampliamento parliamo? Per gli immigrati o per i discendenti degli emigrati?” C’è in Italia chi sostiene che dare la cittadinanza ai discendenti degli italiani all’estero comporta un aumento delle spese - ha detto Pallaro - . Ma io mi domando, quali spese, visto che se si tratta di una persona nata all’estero, non ha diritto a nessuno dei diritti sociali di chi vive in Italia. Si tratta solo di un pezzo di carta, che gli serve per viaggiare nel mondo e niente più.”

IL TURNO DELLE DOMANDE

Conclusi i cinque minuti di esposizione da pare di ognuno dei quattro invitati, è iniziato il giro delle domande del pubblico, costituito da dirigenti della collettività, giornalisti ed esperti del tema cittadinanza. Tra l’altro si è tornato sulla questione delle eventuali limitazioni della possibilità di trasmissione della cittadinanza ai discendenti. A questo punto l’on. Merlo è tornato a dire che prima di parlare di limiti alla trasmissione della cittadinanza è meglio risolvere la questione dei servizi consolari e della rete consolare.

Anche il senatore Pallaro ha insistito nella sua risposta, ricordando che il passaporto in sè è solo un pezzo di carta che non dà diritti come la pensione sociale e, a questo riguardo, ha raccontato che in Italia le Questure stanno facendo accertamenti sui presunti residenti che prendono l’assegno sociale, per controllare se effettivamente risiedono nel Paese. A un’altra domanda sull’atteggiamento dei Comuni, riguardo alle domande dei Consolati, ha detto che non tutti i Comuni agiscono allo stesso modo e, in particolare sul comune di Trento, che era stato segnalato nella domanda, ha detto che non risponde mai alle domande dei Consolati.

Quindi è stato chiesto se non si pensa a chiedere un esame di italiano prima di concedere la cittadinanza ai discendenti degli italiani. E’ stato ancora il Senatore a rispondere: “Su questo siamo inflessibili - ha detto - non è vero che si debba imparare la lingua per avere la cittadinanza, perché l’Italia non si è occupata di insegnare l’italiano ai nostri figli”.

Anche l’on. Merlo si è detto contrario a limitare attraverso la lingua, l’accesso alla cittadinanza: “E’ assurdo”, ha detto, ci sono tanti italiani, nati in Italia, anche qui in Argentina che non parlano l’italiano. Mio padre parla solo il dialetto veneto, non parla l’italiano. Da parte sua l’on. Angeli ha ricordato che in Parlamento siedono deputati e senatori che non conoscono la lingua italiana, che parlano male l’italiano, immigrati extracomunitari.

L’avv. Zembo ha detto che un conto è volere qualcosa e un altro riuscire ad ottenerlo, in riferimento a quando avevano appena detto i parlamentari. E’ vero che loro tre si battono e si batteranno con grande impegno e capacità per ottenere la migliore delle leggi per gli italiani all’estero. Nei progetti di riforma della legge di cittadinanza di cui si discute in Parlamento però, è previsto l’esame di lingua italiana. E questo perché - ha spiegato il dott. Zembo - in Italia chiedono questa legge come una forma di regolare i rapporti con gli immigrati. “Certamente la legge di cittadinanza dovrà equilibrare le esigenze dei 18 parlamentari eletti all’estero e la realtà di chi in Italia vuole questa riforma”.

***Publicado en Tribuna Italiana***