Coincidenze e dissidenze in un interessante dibattito. Riportiamo oggi gli interventi del pubblico e le risposte dei cinque esponenti della comunità che hanno partecipato alla riunione che si è tenuta lo scorso 2 agosto all’Istituto Italiano di Cultura.
Lo scorso 2 agosto è cominciato il ciclo delle Tavole rotonde su temi che riguardano la nostra comunità, un ciclo mensile che la TRIBUNA ITALIANA ha organizzato per celebrare il suo 30º anniversario.
Il primo appuntamento, che, come i successivi, si è tenuto nella Sala Benedetto Croce che il Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura ha gentilmente messo a disposizione, è stato coordinato da Walter Ciccione che ha moderato gli interventi dei cinque esponenti della comunità e degli invitati che hanno seguito gli interventi e poi hanno fatto delle domande.
I cinque esponenti sono stati l’ingegnere Raffaele Arizio, responsabile dell’EnAIP Argentina, l’ente di formazione delle Acli; l’avv. Domenico Di Tullio imprenditore e studioso, uno dei fondatori della TRIBUNA ITALIANA; l’ing. Francisco Nardelli, Vice segretario del CGIE per l’America Latina; Eugenio Sangregorio, imprenditore e dirigente della comunità calabrese, ex candidato al Parlamento italiano alle elezioni politiche dell’anno scorso; il dott. Claudio Zin, medico e giornalista, rappresentante dell’Udc ed ex candidato del citato partito, alle elezioni dell’anno scorso.
Argomento di questa prima Tavola rotonda, è stato una domanda: “Gli italiani all’estero una risorsa: realtà o fantasia?” La settimana scorsa abbiamo pubblicato una sintesi degli interventi di apertura di Arizio, Di Tullio, Nardelli, Sangregorio e Zin.
Oggi pubblichiamo una sintesi degli interventi del pubblico che ha seguito l’evento e degli interventi conclusivi delle cinque personalità.
Al momento delle domande, tante opinioni ma pochi interrogativi.
Il fuoco è stato aperto dalla presidente dell’Associazione Calabrese Irma Rizzuti, che ha detto che la collettività è stata un risorsa, grazie al lavoro degli italiani in questo Paese. Ma che oggi ci troviamo a un punto di inflessione, che richiede un aggiornamento della collettività, che dovrà fare politica italiana e argentina, organizzarsi in un modo diverso da come è stato fino ad oggi. E inoltre che dobbiamo essere convinti di essere veramente una risorsa.
Il presidente del Comites di Buenos Aires, Santo Ianni ha detto che gli italiani all’estero abbiamo il dovere di cominciare a lavorare per sensibilizzare sulle possibilità di collaborazione che ci sono tra i due Paesi. Da parte italiana con il mondo delle piccole e medie imprese, da parte argentina con le grandi risorse di questo Paese ancora da sviluppare. Quindi si tratta di sensibilizzare politici, governo, la società italiana tutta, perché veramente capiscano che siamo il patrimonio più importante della nostra cara Italia.
Da parte sua il giornalista Aniello Di Iorio, collaboratore dell’IIC, ha sottolineato che gli italiani all’estero siamo anche una risorsa dei Paesi che ci hanno accolto. Inoltre ha condiviso l’opinione secondo la quale bisogna fare politica.
Giovanni Di Raimondo, imprenditore, vice console d’Italia a San Isidro fino a pochi mesi fa, ha ricordato di aver detto “che man mano che ci si allontana da Roma diventiamo meno cittadini e più sudditi. C’è una tendenza dello Stato italiano a considerarci una specie di zavorra. Quindi dobbiamo spiegare in Italia che molte volte noi italiani all’estero diamo un servizio che gli italiani stentano a dare, e ha fatto il caso del Vice consolato onorario a San Isidro, dove “durante cinque anni siamo stati capaci di dare a 42mila italiani un servizio che lo Stato italiano non riusciva a dare o perché non aveva le risorse o perché non aveva la vocazione di servizio che molte volte non ha l’Italia.”
Comunque ha detto che l’Italia sa che siamo una risorsa, sa che esiste una rete della quale l’Italia si avvale. Ogni imprenditore sa quante strade ha aperto per l’Italia in questi anni. Basta essere coscienti di questa realtà, per alzare la morale, per far crescere queste possibilità.”
La giornalista Edda Cinarelli della Voce d’Italia, ha chiesto come si può risolvere il problema che i prodotti italiani sono troppo cari per l’Argentina, mentre il collega Enzo Rapisarda ha manifestato che ci sono grandi possibilità di collaborazione tra l’Italia e l'Argentina, ma ha detto che va sviluppata maggiormente la cooperazione in campo scientifico. Ha invitato quindi ad essere più propositivi.
La dott.ssa Anna Maria Claps ha invitato a chiarire in che senso siamo una risorsa e, in riferimento all’invito a far politica, ha detto che molti degli italiani fano parte delle associazioni sottolineato che anche in seno alle associazioni si fa politica, ma non politica di partito, per cui ha invitato a chiarire anche il significato dell’espressione “fare politica”.
Anche il dott. Franco Del Casale, medico psichiatra ha invitato a chiarire il senso dell’espressione risorsa. Inoltre si è chiesto cosa sappiamo gli italiani sull’Italia e cosa sanno gli italiani si di noi come risorsa.
Marcelo Pacifico, presidente dell’Associazione Nazionale Italiana, si è chiesto se sappiamo effettivamente chi e quanti siamo e se veramente l’Italia è interessata a questa presunta risorsa.
Il momento delle risposte
Il giro delle risposte è stato cominciato dal dott. Zin, che ha ribadito che la via per essere considerati una risorsa dall’Italia è quella politica. Zin ha ricordato che il centrosinistra si sta organizzando attorno al nascente Partito democratico e che molto probabilmente nascerà, successivamente anche un grande partito del centrodestra, in modo tale che l’Italia entrerà nella norma di quasi tutti i grandi Paesi dell’Ue, che hanno due grandi partiti, uno di centrodestra e uno di centrosinistra e che in un simile schema, anche le comunità all’estero dovranno incanalarsi, per dialogare con l’Italia. Quindi ha invitato la comunità a interessarsi di politica, a discutere, di politica italiana, che ha detto di considerare molto interessante e che bisogna farla adesso e non solo quando ci saranno le elezioni.
Il dott. Di Tullio ha detto che bisogna concentrarsi su dei punti molto concreti, cominciando col riconoscere che effettivamente siamo una risorsa che però, va sviluppata, sia attraverso la partecipazione politica, sia attraverso una intensa attività di cooperazione economica. Ha detto però che si tratta di una realtà cambiante che va spiegata all’Italia e che dobbiamo essere capaci di cogliere le occasioni, altrimenti potremo avere i nostri parlamentari, ma non riusciremo a svilupparci come risorsa.
Nardelli ha detto che fare politica, in una realtà come la nostra non è solo fare politica di partito, visto anche che i partiti italiani hanno scoperto gli italiani all’estero da relativamente poco tempo. Invece le associazioni, i patronati, le istituzioni culturali, ecc. che fino ad oggi hanno promosso la cultura, la crescita, gli interscambi, hanno saputo fare politica e per questo oggi siamo una risorsa. Strutture che, d’altra parte, hanno evitato che ci fosse una assimilazione totale al Paese che ci ha accolti.
Ha detto che nel pensare alla partecipazione politica italiana bisogna ricordare che il futuro della collettività è fatto da cittadini di due Paesi, da persone nate all’estero che hanno la doppia cittadinanza, pienamente integrate nei Paesi dove sono nati, che hanno la possibilità di scegliere.
Sangregorio ha riaffermato quanto manifestato all’inizio, nel senso che l’integrazione va fatta principalmente in campo economico, per far sviluppare le possibilità dell’Argentina con il know how italiano. E in risposta alla domanda sui prezzi cari dei macchinari italiani, ha detto che la soluzione è far scendere le tasse, promuovendo tra i politici di due Paesi vie preferenziali per gli scambi.
Arizio ha detto che oggi abbiamo bisogno di una nuova dirigenza che incorpori la complessità della situazione. Se vogliamo essere una risorsa, facciamola noi la risorsa. Il ritorno si ottiene quando la risorsa lo è veramente. e per farlo ci vogliono progetti concreti, coordinati da uno stato maggiore, creando masse critiche in ogni zona dell’America del Sud, come sta facendo l’EnAIP, con il progetto dello sviluppo del bacino del fiume Limay.
Nella chiusura il giornalista Rocco Oppedisano ha avuto il difficile, ma riuscito compito di fare la sintesi di quanto era stato detto, sottolineando la voglia di partecipazione della collettività, anche se forse si è andato un pò fuori argomento.
14 agosto 2007
Gli italiani all’estero siamo una risorsa. Ma... (II parte)
07 agosto 2007
Iniziato il ciclo di tavole rotonde organizzato per i 30 anni della TRIBUNA ITALIANA
Si è svolto all’Istituto Italiano di Cultura e si ripeterà mensilmente. Giovedì scorso è stato iaugurato il ciclo di tavole rotonde organizzato dalla nostra TRIBUNA ITALIANA per celebrare il suo 30º anniversario. La manifestazione si è svolta nella Sala Benedetto Croce dell’Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires, gentilmente messa a disposizione dal Direttore dell’IIC prof. Ennio Bispuri, il quale ha dato il benvenuto e salutato l’iniziativa.

Gli italiani all’estero siamo una risorsa, ma... Coincidenze e dissidenze in un interessante dibatito
“Italiani all’estero, risorsa o fantasia?” il titolo del primo dibattito al quale hanno partecipato Raffaele Arizio, Eugenio Sangregorio, Francisco Nardelli, Domenico Di Tullio e Claudio Zin, tutti nella fotografia davanti al tavolo, mentre a sinistra c’è Walter Ciccione che è stato moderatore del dibattito e a destra Rocco Oppedisano, che alla conclusione ha fatto una sintesi di quanto esposto dai cinque. “Italiani all’estero risorsa o fantasia? Questo il quesito con cui è partito il ciclo di tavole rotonde che la TRIBUNA ITALIANA ha organizzato nel quadro delle celebrazioni del suo 30º anniversario. Il primo appuntamento si è concretato giovedì sera nella sala Benedetto Croce dell’Istituto Italiano di Cultura, il cui direttore prof. Ennio Bispuri ha dato il benvenuto e augurato successo all’iniziativa, al tempo che annunciava che il dibattito era trasmesso in diretta da www.bairesuno.tv. Poi è seguito il saluto del direttore della TRIBUNA ITALIANA, Marco Basti che ha spiegato il senso dell’iniziativa e dell’anniversario raggiunto e ha ceduto il microfono a Walter Ciccione, coordinatore dell’iniziativa e moderatore dell’incontro.
Così è cominciata una serata che i partecipanti hanno definto in modo praticamente unanime come molto interessante, sia nella forma che nella sostanza.
La tavola rotonda, impostata con il format di un programma televisivo - dei quali ha avuto i pregi e i limiti - ha avuto il grande merito di offrire uno spazio di dialogo, di riflessione e di proposta, uno dei principali obiettivi nelle intenzioni degli organizzatori, che quindi è stato pienamente centrato.
Cinque personalità si sono succedute in brevi interventi sull’argomento sul quale è stato proposto il dibattito: L’ing. Raffaele Arizio, responsabile dell’Enaip, ente di formazione delle Acli, che è impegnato in un vasto lavoro sia in Argentina che in altri Paesi dell’America latina.
L’avv. Domenico Di Tullio, impreditore, uno dei fondatori della TRIBUNA ITALIANA e studioso di politica e problemi sociali.
L’ing. Francisco Nardelli, che è Vice segretario genertale del CGIE per l’America Latina e coordinatore delle Associazioni Trentine dell’Argentina, discendente di italiani di terza generazione.
L’imprenditore Eugenio Sangregorio, presidente del Movimento di partecipazione civica che ha promosso l’approvazione del voto degli stranieri nella Provincia di Buenos Aires, nota come “Ley Mercuri” e di un’analoga legge nella Città di Buenos Aires e presidente della Camera di Commercio Calabrese in Argentina. Sangregorio è stato candidato dell’Unione Sudamericana Emigrati Italiani, nelle elezioni politiche italiane dell’anno scorso.
Il dott. Claudio Zin, medico specializzato in nefrologia e giornalista di radio e tv, nonché rappresentante dell’Udc nell’America del Sud, partito del quale è stato candidato nelle elezioni politiche italiane dell’anno scorso.
Cinque minuti per ogni espositore, minuziosamente controllati e segnalati con una campana alla scadenza dell’ultimo dei secondi disponibili, è stata una delle regole della tavola rotonda che è stata rispettata dai partecipanti. Alle esposizioni dovevano seguire le domande del pubblico. Di domande però se ne sono sentite poche. La maggior parte degli interventi sono stati per esprimere i propri pareri, modalità molto comune negli incontri della nostra comunità, che comunque stanno a segnalare, anch’esse, la necessità della gente di esprimersi.
Opinioni che in genere non si sono discostate molto da quanto avevano detto i cinque espositori. C’è stato anche il tempo per un secondo giro di interventi delle cinque
personalità che hanno partecipato a questo primo dibattito, occasione durante la quale si è verificato l’unico contrappunto tra due di loro - Sangregorio e Zin - senza però eccedere e mantenendo il clima di cordialità generale.
Finiti gli interventi è giunto il momento della sintesi, affidata a Rocco Oppedisano, regista e docente di comunicazione, che ha perfettamente adempito alla missione che non si presentava semplice.
Come è stato detto, una esperienza positiva, che si ripeterà il primo giovedì di ogni mese fino al mese di dicembre. Nelle fotografie, di Enzo Rapisarda, sopra il saluto del Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura prof. Ennio Bispuri e in quella di sotto il moderatore dell’incontro, il nostro Walter Ciccione e i cinque partecipanti al dibattito.
Lo stesso quesito, analizzato da vari angoli, ha dato risultati pressoché uguali. Si può affermare che per i cinque partecipanti al dibattito organizzato dalla TRIBUNA ITALIANA all’Istituto Italiano di Cultura la risposta alla domanda “Italiani all’estero, una risorsa o una fantasia?” è stata che effettivamente siamo una risorsa. I distinguo e il grado di certezza però, non consentono di evitare il “ma”, il condizionale reclamato da quasi tutti i partecipanti.
SANGREGORIO SENZA INCERTEZZE: SIAMO UNA RISORSA
E’ toccato ad Eugenio Sangregorio aprire la serie di interventi sull’argomento in discussione e lo ha fatto manifestando la sua assoluta certezza sul fatto che gli italiani all’estero e specificamente gli italiani in Argentina e nel Mercosur siamo una risorsa preziosa per l’Italia. “Possiamo aprire per l’Italia i mercati dell’America Latina a partire dal Mercosur”, ha detto l’imprenditore che è consulente del Parlamento del Mercosur. L’Italia ha bisogno di conquistare nuovi mercati - ha spiegato - e certamente l’America Latina può offrire un mercato di milioni di consumatori. L’Argentina da parte sua, ha proseguito, ha bisogno di accelerare il processo di reindustrializzazione e l’Italia ha il know how di cui ha bisogno il Paese ove risiediamo. Sangregorio quindi ha chiesto di creare poli di sviluppo binazionali.
L’imprenditore ha spiegato inoltre che fra poco una missione del Parlamento del Mercosur si recherà in Italia per portare una proposta concreta di collaborazione, che prevede vie preferenziali per l’accesso ai rispettivi mercati.
Sangregorio ha ribadito il suo convincimento sulla realtà degli italiani all’estero come risorsa, “ma dobbiamo spiegarlo, farlo sapere in Italia”, ha detto ed ha manifestato che personalmente è già al lavoro per costruire un ponte tra imprenditori italiani e argentini, chiedendo di lavorare uniti nel presentare in Italia i progetti di cui abbiamo bisogno.
ARIZIO: PRIMA DEFINIRE I TERMINI
Da parte sua l’ing. Raffaele Arizio nel suo intervento sull’argomento in discussione, ha chiesto di chiarire i termini. Cos’è una risorsa e chi sono italiani all’estero, si è chiesto, per spiegare subito che quando si parla di risorsa è implicito il riferimento al futuro. “Si parla di risorsa al potenziale, è qualcosa che potrà succedere, ma se non si avvera, se non si concretizza, non è una risorsa”. Quindi ha chiesto di chiarire anche il concetto di italiani all’estero, per sapere se si riferisce a chi fa parte delle strutture organizzate, o a tutti quelli che hanno la cittadinanza, oppure a tutti quelli che potrebbero accedere ad essa. Un chiarimento non di poco conto, perché è in base a tale definizione, ha spiegato Arizio, che eventualmente l’Italia dovrebbe impostare una politica sugli italiani all’estero come risorsa.
Arizio ha quindi sviluppato il concetto di risorsa strategica, spiegando che in definitiva quando si parla di risorsa ci si riferisce a una strategia di occupazione, naturalmente non militare in questo caso, del territorio in cui si trova la risorsa.
Infine ha detto che per parlare di risorsa, bisogna far capire ai presunti interessati alla risorsa, cioè all’Italia, quali sarebbero i benefici di svilupparla, per cui ci vogliono progetti concreti, ben studiati e presentati, coinvolgendo in modo triangolare le comunità italiane all’estero, i territori ove essi risiedono, con le rispettive autorità, e l’Italia e ha fatto l’esempio del progetto al quale lavora l’Enaip, di confronto tra i bacini del tevere e quelli dei fiumi patagonici, prospettando alle autorità dei due Paesi, le possibilità di sviluppo nei fiumi argentini sul modello del fiume italiano.
DI TULLIO: DECISIONE POLITICA E PROGETTI
Per l’avv. Domenico Di Tullio, non basta dire che gli italiani all’estero siamo una risorsa. Ci vuole decisione politica per promuovere questa realtà e progetti concreti per portarla a compimento.
L’imprenditore ha ricordato che tra l’Italia e i Paesi dell’America latina e specialmente con l’Argentina, c’è una profonda identità e ha fatto notare che la risorsa ha componenti associative e culturali. “Apparteniamo ad uno spazio territoriale molto vicino all’Italia”, ha spiegato, per sottolineare la complementarietà tra i due Paesi.
Di Tullio ha detto che l’Italia, non è che non ha fatto niente con questa risorsa. Per svilupparla, ha spiegato, ha creato prima i Comites e poi il CGIE e infine ha stabilito la possibilità, per gli italiani residenti all’estero, di eleggere con il loro voto, i propri rappresentanti, tra i residenti all’estero, al Parlamento italiano. Di Tullio ha sottolineato la portata di tale decisione anche se - ha chiarito - la maggior parte degli italiani, non ci percepiscono ancora come una risorsa.
Quindi ha invitato a trovare una sintesi tra i vari gradi di rappresentanza degli italiani all’estero, “che oggi hanno funzioni che si sovrappongono”, per meglio lavorare con l’Italia. Dobbiamo far capire all’Italia - ha spiegato - che ha grandi possibilità di crescita se lavora insieme agli italiani all’estero e ai loro discendenti.
NARDELLI: LA LINGUA STRUMENTO PER UNIRE LA RISORSA
Dal canto suo il Vice segretario del CGIE per l’America Latina Francisco Nardelli, ha detto che gli italiani all’estero sono una risorsa per l’Italia, che lo sono stati fin da quando iniziarono i movimenti emigratori che a suo tempo diedero equilibrio all’Italia. Gli italiani all’estero, ha riaffermato Nardelli, sono una risorsa che va potenziata, che è da sviluppare. “L’Italia, ha detto, ha il dovere di tracciare una strategia e di investire in questa risorsa.
Per Nardelli il primo requisito è dotare questa risorsa, costuita dalle comunità italiane sparse per il mondo, con lo strumento della lingua, la cui diffusione va potenziata. Uno strumento perché gli italiani all’estero possano comunicare tra di loro e con l’Italia. Nardelli ha detto che in questo campo qualcosa è stato fatto negli ultimi anni, ma che resta ancora molto da fare.
ZIN: POLITICIZZARE LA COLLETTIVITA’
Inizio “a gamba tesa” del dott. Claudio Zin, che ha detto inizialmente che gli italiani all’estero non sono una risorsa, almeno dal punto di vista politico e che non lo saranno fino a quando non capiranno che bisogna politicizzare i rapporti con l’Italia. In Italia, ha spiegato, tutto passa dalla politica, tutti parlano di politica.
Quindi - ha detto - se non politicizziamo la comunità italiana, non riusciremo a far capire in Italia che siamo una risorsa. Se non riusciamo a politicizzare la comunità, nel migliore dei sensi, come si fa in Italia, ha proseguito Zin, la nostra comunità rimarrà così, con le sue fantastiche riunioni, i suoi fantastici gruppo folcloristici e musicali, con la sua fantastica gente, ma non sarà una risorsa per l’Italia.
Zin in riferimento alla sua partecipazione al recente congresso dell’Udc a Roma, ha ricordato che durante il suo intervento ha chiesto ai partecipanti e al partito di ribadire in modo fermo, chiaro, l’appoggio al voto degli italiani all’estero, che - ha sostenuto - in Italia non tutti appoggiano. E invece, ha detto, noi siamo cittadini italiani a pieno titolo e dobbiamo far parte della struttura politica italiana.
Dobbiamo fare politica italiana, politica europea, per cui ha invitato la collettività a imparare i codici della politica italiana. Io propongo con assoluta serietà di fare politica italiana. Non è che la storia e le associazioni non siano importanti, ha detto Zin, sono importantissime, grazie ad esse siamo qua, ma in futuro ci vorrà la politica.
06 agosto 2007
ITALIANI ALL’ESTERO: UNA RISORSA O UNA FANTASIA?
CICLO DE MESAS REDONDAS
PRIMER ENCUENTRO:
“ITALIANI ALL’ESTERO: UNA RISORSA O UNA FANTASIA?”
EXPOSITORES INVITADOS:
Raffaele Arizio
Domenico Di Tullio
Francisco Nardelli
Eugenio Sangregorio
Claudio Zin
IDEA Y COORDINACIÓN: Walter Ciccione
Suscribirse a:
Entradas (Atom)
