12/09/2007

Coincidenze fra i nostri parlamentari sul tema della cittadinanza

TAVOLA ROTONDA ORGANIZZATA DALLA TRIBUNA ITALIANA



Interessante confronto giovedì scorso nella Tavola Rotonda organizzata dal nostro settimanale nel quadro delle celebrazioni del 30º anniversario della TRIBUNA ITALIANA, svoltasi nel Salone Benedetto Croce dell’Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires. Il Senatore Pallaro: “Prima di modificare la legge devono essere completate tutte le domande. L’on. Merlo: “Prima di modificare la legge sulla cittadinanza, risolvere i problemi della rete consolare”.

La cittadinanza italiana è stata l’argomento sul quale si è sviluppata la Tavola Rotonda - seconda del ciclo organizzato dalla TRIBUNA ITALIANA per celebrare il suo 30º anniversario - che si è tenuta giovedì scorso nella Sala Benedetto Croce del Circolo Italiano, al quale hanno partecipato come invitati, il senatore Luigi Pallaro, i deputati Giuseppe Angeli e Ricardo Merlo e l’avvocato italiano Tullio Zembo.

La Tavola è stata moderata da Walter Ciccione, ideatore dell’iniziativa, ed è iniziata dopo il saluto del Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura, prof. Ennio Bispuri, che si è congratulato con la TRIBUNA ITALIANA per l’iniziativa e dal nostro Direttore, Marco Basti che ha ringraziato il prof. Bispuri e i suoi collaboratori per l’accoglienza all’iniziativa, agli invitati per la loro disponibilità al dibattito e al pubblico, ricordando che l’obiettivo della TRIBUNA ITALIANA è quello di essere tribuna del dibattito delle tematiche che riguardano gli italiani all’estero.

Il pubblico nella sala ha seguito gli interventi degli invitati con grande interesse e dopo un primo giro di interventi del “panel” è intervenuto con numerose domande, anche su questioni molto precise, alle quali gli invitati hanno risposto.

Tra essi c’è stata una grande coincidenza nel senso di reclamare che siano evase tutte le pratiche di cittadinanza iniziate o da iniziare, prima che sia approvata una modifica all’attuale legge di cittadinanza. Inoltre hanno sottolineato il fatto che la riforma in Italia è promossa non tanto per le questioni degli italiani all’estero e dei loro discendenti, ma per le questioni legate alla cittadinanza come strumento di integrazione degli immigrati extracomunitari. Su questo punto, il dott. Zembo ha detto che oggi un terzo principio si è aggiunto ai tradizionali “ius sanguinis” e “ius soli” e cioè lo “ius domicili”.


ZEMBO: UN NUOVO PRINCIPIO: “IUS DOMICILI”

Il primo a intervenire è stato l’avvocato italiano Tullio Zembo, il quale ha parlato di due dei diritti che riguardano gli italiani all’estero e che sono molto legati: il voto e la cittadinanza. Zembo ha sottolineato che è molto difficile che sia cambiata la legge che ha creato la Circoscrizione estero, in quanto è inserita nella Costituzione e quindi per cambiarla ci vorrebbe una nuova riforma costituzionale, con le complicazioni politiche e di procedura che essa comporta. La possibilità che venga modificata - ha detto - è limitata dalla procedura complessa prevista per cui il nostro voto non è in pericolo. Diverso, ha fatto notare, il discorso per quanto riguarda la cittadinanza, che è regolata da una legge ordinaria, che quindi può essere più facilmente modificata.

Il dott. Zembo ha ricordato che tradizionalmente la legge italiana si è basata sul principio dello “ius sanguinis”, cioè della trasmissione della cittadinanza da padri a figli, senza tener conto del luogo di nascita dei discendenti. Un principio - ha spiegato l’avvocato che dirige inoltre il programma radiofonico “Alguno dice que no” - la cui applicabilità si tende a limitare in varie delle 19 proposte di legge che sul tema sono state presentate in Parlamento. Infatti, ha spiegato, a causa della crescente presenza di immigrati, si tende a spostare il principio su cui si basa la legislazione italiana sulla cittadinanza, verso lo “ius soli”, cioè il riconoscimento della cittadinanza in base al luogo di nascita. Cioè ci può essere un cittadino di un Paese che dopo un certo numero di anni di residenza in Italia - i progetti parlano di 5 o addirittura 3 anni - possono chiedere la cittadinanza, così come potrebbe essere concessa automaticamente a chi nasce sul territorio italiano. Oggi si parla perfino dello “ius domicili”, il che significa che un cittadino di un Paese che per residenza ha preso la cittadinanza italiana, se eventualmente più tardi sposta la sua residenza a un altro Paese, prende la cittadinanza del terzo Paese.

L’avv. Zembo ha ricordato che per certi settori il diritto all’acquisto della cittadinanza da parte dei discendenti degli emigrati è motivo di forti perplessità.



ANGELI: “PRENDIAMO IN GIRO CHI VUOLE ESSERE ITALIANO”

L’onor e v o l e Giuseppe Angeli ha parlato della proposta che egli ha presentato alla Camera, p e r c h é s i a n o riaperti i termini per il riacquisto della cittadinanza da parte di persone nate in Italia e poi emigrate, che per ragioni di lavoro hanno dovuto rinunciare alla cittadinanza italiana. A suo tempo è stata fatta una legge che ha consentito di richiedere la cittadinanza italiana, prima per un termine di due anni, successivamente ampliata per un altro anno. Angeli ha ricordato inoltre le altre proposte di modifica della legge sulla Cittadinanza, per consentire alle donne che hanno perso la cittadinanza italiana per matrimonio con uno straniero, o alle donne che hanno avuto figli nati prima del 1948, quando la Costituzione della Repubblica ha sancito la parità di diritti tra uomini e donne - compreso quello della trasmissione della cittadinanza - di riacquisire il diritto di trasmetterla ai loro discendenti. Proposte queste che ha trovato concordi i tre parlamentari. Il deputato Angeli ha detto però che la ricerca dell’avo cittadino italiano, rischia di essere una catena interminabile, una possibilità che forse andrebbe limitata, chiudendola per esempio al nonno.

“Però bisogna dire pure - ha detto l’on. Angeli - che non è possibile che la gente debba aspettare anni ed anni prima che sia ammessa la pratica per il riconoscimento della cittadinanza. Se c’è la legge, che sia rispettata”. Dopo aver reclamato che sia assunto personale in loco per dare una soluzione al problema degli arretrati, ha ricordato che a Rosario ci son 7000 pratiche e che ci sono file di oltre cento metri davanti al Consolato per chiedere un turno per iniziare la pratica fra anni. “Così prendiamo in giro chi vuole essere italiano”, ha detto.



MERLO: PRIMA DI MODIFICARE LA LEGGE, RENDIAMO EFFICIENTE LA RETE CONSOLARE

L ’ o n . R i c a r d o Merlo ha iniziato il suo intervento fac e n d o una premessa e cioè che n o n dev’essere messo in dubbio il principio dello “ius sanguinis” che è alla base delle successive leggi di cittadinanza italiana del 1912, 1983, 1986 e 1992. Quindi ha ricordato che la principale ragione che viene data, per reclamare un limite alla trasmissione della cittadinanza ai discendenti, è l’impossibilità, per la rete consolare, di affrontare la mole di domande che si sono accumulate negli anni e le possibili che potrebbero ancora essere presentate. Il deputato Merlo ha fatto notare che si pretende di mettere un limite alla legge, invece di mettere la rete consolare in condizioni di rispondere alle esigenze che la legge prevede, rete che, d’altra parte, è insufficiente e, in non pochi casi caotica, per dar un servizio adeguato a chi è già cittadino.

L’on. Merlo ha fatto notare che si tratta di un problema che riguarda principalmente l’America Latina e in modo speciale l’Argentina, il Brasile e l’Uruguay. Infatti, ha ricordato, in Brasile ci sono 490mila pratiche di riconoscimento della cittadinanza in attesa di essere completate e in Argentina 170mila, quindi circa l’80 per cento delle 800mila pratiche giacenti in tutto il mondo. “Allora cosa dobbiamo fare, limitare la legge o mettere la rete consolare nelle condizioni di rispondere alle richieste basate sulla legge?” si è chiesto Merlo. Il deputato ha quindi ricordato che in Argentina ci sono sette consolati e due agenzie consolari per circa seicentomila cittadini; in Brasile ci sono 5 sedi consolari per 250mila cittadini e quasi 500mila in attesa di diventare cittadini italiani; negli Stati Uniti ci sono invece 9 sedi consolari e in Francia 10, per una utenza attorno alle 350mila persone che, nel caso della Francia, sono cittadini del’Unione europea, per cui le loro esigenze di rapporti con i consolati sono minori.

“Quindi - ha ribadito - prima di pensare a modificare i principi sui quali si basa la legge di cittadinanza o di limitarne il diritto, bisogna mettere la rete consolare nelle condizioni di svolgere le sue funzioni”.



PALLARO: IMPEGNO DEL GOVERNO PER CONCLUDERE TUTTE LE PRATICHE ARRETRATE

Nel suo intervento il senatore Luigi Pallaro ha ricordato che quando è stato costituito il nuovo governo, è stato interpellato su quale sarebbe stata la sua posizione nei confronti dell’esecutivo appena insediatosi. “Ho detto che noi non siamo venuti in Italia per cambiare i governi, ma per sostenere il governo scelto dalla maggioranza degli italiani. Abbiamo detto però che c’erano cinque punti, sui quali ci saremo battuti sin dall’inizio”. Tre dei cinque punti riguardano la cittadinanza italiana e gli altri due riguardano l’assistenza agli anziani indigenti e la rete consolare.

Pallaro ha raccontato che quello dell’assistenza è un problema in via di soluzione, perché si sta lavorando al nuovo piano di assistenza sanitaria che consentirà di assicurarla a circa diecimila anziani italiani in Argentina, a partire dall’inizio dell’anno venturo, che, per i casi più difficili, potrà essere completata anche con un sussidio annuo di 1400 dollari. Per quanto riguarda le rete consolare, il Senatore ha ricordato che pochi giorni fa sono stati assunti 40 digitatori nelle sedi consolari di Buenos Aires, Lomas de Zamora e Morón con contratti per sei mesi e che intanto si prepara l’assunzione di altri centotrenta digitatori e altri cento impiegati di ruolo. Sugli altri tre punti, che sono legati alla cittadinanza, (riapertura dei termini per riacquistarla ai cittadini che hanno dovuto rinunciarvi per ragioni di lavoro, la possibilità di riacquistarla per le donne che l’hanno persa per aver sposato uno straniero e la possibilità di trasmetterla per le donne che hanno avuto figli nati prima del 1948).

Pallaro ha detto che il governo dovrà garantire che siano messi nella nuova legge di cittadinanza. Garanzia che dovrebbe prevedere inoltre, che prima di qualsiasi cambiamento della legge, siano completate tutte le pratiche giacenti e che trascorra successivamente un anno per consentire di smaltire altre eventuali presentazioni di domande. Specificamente per quanto riguarda il dibattito sulla riforma della legge di cittadinanza, il sen. Pallaro ha spiegato che si parla sia della convenienza e delle forme di dare la cittadinanza agli immigrati extracomunitari, sia della trasmissione della cittadinanza italiana ai discendenti degli italiani all’estero. “Sono due temi diversi - ha affermato Pallaro - che non devono confondersi”.

Ha ribadito che ci dovrà essere l’impegno del governo a completare tutte le pratiche arretrate e che dovranno trascorrere 12 mesi prima che entri in vigore una nuova legge di cittadinanza. Pallaro ha ricordato che in un recente dibattito alla Rai oltre il 50 per cento del pubblico intervenuto a un sondaggio, si diceva d’accordo con la possibilità di rendere la legge più aperta, mentre le risposte dall’estero, in favore di una legge più aperta, superavano l’80 per cento.

“La domanda è: di quale ampliamento parliamo? Per gli immigrati o per i discendenti degli emigrati?” C’è in Italia chi sostiene che dare la cittadinanza ai discendenti degli italiani all’estero comporta un aumento delle spese - ha detto Pallaro - . Ma io mi domando, quali spese, visto che se si tratta di una persona nata all’estero, non ha diritto a nessuno dei diritti sociali di chi vive in Italia. Si tratta solo di un pezzo di carta, che gli serve per viaggiare nel mondo e niente più.”

IL TURNO DELLE DOMANDE

Conclusi i cinque minuti di esposizione da pare di ognuno dei quattro invitati, è iniziato il giro delle domande del pubblico, costituito da dirigenti della collettività, giornalisti ed esperti del tema cittadinanza. Tra l’altro si è tornato sulla questione delle eventuali limitazioni della possibilità di trasmissione della cittadinanza ai discendenti. A questo punto l’on. Merlo è tornato a dire che prima di parlare di limiti alla trasmissione della cittadinanza è meglio risolvere la questione dei servizi consolari e della rete consolare.

Anche il senatore Pallaro ha insistito nella sua risposta, ricordando che il passaporto in sè è solo un pezzo di carta che non dà diritti come la pensione sociale e, a questo riguardo, ha raccontato che in Italia le Questure stanno facendo accertamenti sui presunti residenti che prendono l’assegno sociale, per controllare se effettivamente risiedono nel Paese. A un’altra domanda sull’atteggiamento dei Comuni, riguardo alle domande dei Consolati, ha detto che non tutti i Comuni agiscono allo stesso modo e, in particolare sul comune di Trento, che era stato segnalato nella domanda, ha detto che non risponde mai alle domande dei Consolati.

Quindi è stato chiesto se non si pensa a chiedere un esame di italiano prima di concedere la cittadinanza ai discendenti degli italiani. E’ stato ancora il Senatore a rispondere: “Su questo siamo inflessibili - ha detto - non è vero che si debba imparare la lingua per avere la cittadinanza, perché l’Italia non si è occupata di insegnare l’italiano ai nostri figli”.

Anche l’on. Merlo si è detto contrario a limitare attraverso la lingua, l’accesso alla cittadinanza: “E’ assurdo”, ha detto, ci sono tanti italiani, nati in Italia, anche qui in Argentina che non parlano l’italiano. Mio padre parla solo il dialetto veneto, non parla l’italiano. Da parte sua l’on. Angeli ha ricordato che in Parlamento siedono deputati e senatori che non conoscono la lingua italiana, che parlano male l’italiano, immigrati extracomunitari.

L’avv. Zembo ha detto che un conto è volere qualcosa e un altro riuscire ad ottenerlo, in riferimento a quando avevano appena detto i parlamentari. E’ vero che loro tre si battono e si batteranno con grande impegno e capacità per ottenere la migliore delle leggi per gli italiani all’estero. Nei progetti di riforma della legge di cittadinanza di cui si discute in Parlamento però, è previsto l’esame di lingua italiana. E questo perché - ha spiegato il dott. Zembo - in Italia chiedono questa legge come una forma di regolare i rapporti con gli immigrati. “Certamente la legge di cittadinanza dovrà equilibrare le esigenze dei 18 parlamentari eletti all’estero e la realtà di chi in Italia vuole questa riforma”.

***Publicado en Tribuna Italiana***