07 agosto 2007

Iniziato il ciclo di tavole rotonde organizzato per i 30 anni della TRIBUNA ITALIANA

Si è svolto all’Istituto Italiano di Cultura e si ripeterà mensilmente. Giovedì scorso è stato iaugurato il ciclo di tavole rotonde organizzato dalla nostra TRIBUNA ITALIANA per celebrare il suo 30º anniversario. La manifestazione si è svolta nella Sala Benedetto Croce dell’Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires, gentilmente messa a disposizione dal Direttore dell’IIC prof. Ennio Bispuri, il quale ha dato il benvenuto e salutato l’iniziativa.



Gli italiani all’estero siamo una risorsa, ma... Coincidenze e dissidenze in un interessante dibatito

“Italiani all’estero, risorsa o fantasia?” il titolo del primo dibattito al quale hanno partecipato Raffaele Arizio, Eugenio Sangregorio, Francisco Nardelli, Domenico Di Tullio e Claudio Zin, tutti nella fotografia davanti al tavolo, mentre a sinistra c’è Walter Ciccione che è stato moderatore del dibattito e a destra Rocco Oppedisano, che alla conclusione ha fatto una sintesi di quanto esposto dai cinque. “Italiani all’estero risorsa o fantasia? Questo il quesito con cui è partito il ciclo di tavole rotonde che la TRIBUNA ITALIANA ha organizzato nel quadro delle celebrazioni del suo 30º anniversario. Il primo appuntamento si è concretato giovedì sera nella sala Benedetto Croce dell’Istituto Italiano di Cultura, il cui direttore prof. Ennio Bispuri ha dato il benvenuto e augurato successo all’iniziativa, al tempo che annunciava che il dibattito era trasmesso in diretta da www.bairesuno.tv. Poi è seguito il saluto del direttore della TRIBUNA ITALIANA, Marco Basti che ha spiegato il senso dell’iniziativa e dell’anniversario raggiunto e ha ceduto il microfono a Walter Ciccione, coordinatore dell’iniziativa e moderatore dell’incontro.

Così è cominciata una serata che i partecipanti hanno definto in modo praticamente unanime come molto interessante, sia nella forma che nella sostanza.

La tavola rotonda, impostata con il format di un programma televisivo - dei quali ha avuto i pregi e i limiti - ha avuto il grande merito di offrire uno spazio di dialogo, di riflessione e di proposta, uno dei principali obiettivi nelle intenzioni degli organizzatori, che quindi è stato pienamente centrato.

Cinque personalità si sono succedute in brevi interventi sull’argomento sul quale è stato proposto il dibattito: L’ing. Raffaele Arizio, responsabile dell’Enaip, ente di formazione delle Acli, che è impegnato in un vasto lavoro sia in Argentina che in altri Paesi dell’America latina.

L’avv. Domenico Di Tullio, impreditore, uno dei fondatori della TRIBUNA ITALIANA e studioso di politica e problemi sociali.

L’ing. Francisco Nardelli, che è Vice segretario genertale del CGIE per l’America Latina e coordinatore delle Associazioni Trentine dell’Argentina, discendente di italiani di terza generazione.

L’imprenditore Eugenio Sangregorio, presidente del Movimento di partecipazione civica che ha promosso l’approvazione del voto degli stranieri nella Provincia di Buenos Aires, nota come “Ley Mercuri” e di un’analoga legge nella Città di Buenos Aires e presidente della Camera di Commercio Calabrese in Argentina. Sangregorio è stato candidato dell’Unione Sudamericana Emigrati Italiani, nelle elezioni politiche italiane dell’anno scorso.

Il dott. Claudio Zin, medico specializzato in nefrologia e giornalista di radio e tv, nonché rappresentante dell’Udc nell’America del Sud, partito del quale è stato candidato nelle elezioni politiche italiane dell’anno scorso.

Cinque minuti per ogni espositore, minuziosamente controllati e segnalati con una campana alla scadenza dell’ultimo dei secondi disponibili, è stata una delle regole della tavola rotonda che è stata rispettata dai partecipanti. Alle esposizioni dovevano seguire le domande del pubblico. Di domande però se ne sono sentite poche. La maggior parte degli interventi sono stati per esprimere i propri pareri, modalità molto comune negli incontri della nostra comunità, che comunque stanno a segnalare, anch’esse, la necessità della gente di esprimersi.

Opinioni che in genere non si sono discostate molto da quanto avevano detto i cinque espositori. C’è stato anche il tempo per un secondo giro di interventi delle cinque

personalità che hanno partecipato a questo primo dibattito, occasione durante la quale si è verificato l’unico contrappunto tra due di loro - Sangregorio e Zin - senza però eccedere e mantenendo il clima di cordialità generale.

Finiti gli interventi è giunto il momento della sintesi, affidata a Rocco Oppedisano, regista e docente di comunicazione, che ha perfettamente adempito alla missione che non si presentava semplice.

Come è stato detto, una esperienza positiva, che si ripeterà il primo giovedì di ogni mese fino al mese di dicembre. Nelle fotografie, di Enzo Rapisarda, sopra il saluto del Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura prof. Ennio Bispuri e in quella di sotto il moderatore dell’incontro, il nostro Walter Ciccione e i cinque partecipanti al dibattito.

Lo stesso quesito, analizzato da vari angoli, ha dato risultati pressoché uguali. Si può affermare che per i cinque partecipanti al dibattito organizzato dalla TRIBUNA ITALIANA all’Istituto Italiano di Cultura la risposta alla domanda “Italiani all’estero, una risorsa o una fantasia?” è stata che effettivamente siamo una risorsa. I distinguo e il grado di certezza però, non consentono di evitare il “ma”, il condizionale reclamato da quasi tutti i partecipanti.

SANGREGORIO SENZA INCERTEZZE: SIAMO UNA RISORSA

E’ toccato ad Eugenio Sangregorio aprire la serie di interventi sull’argomento in discussione e lo ha fatto manifestando la sua assoluta certezza sul fatto che gli italiani all’estero e specificamente gli italiani in Argentina e nel Mercosur siamo una risorsa preziosa per l’Italia. “Possiamo aprire per l’Italia i mercati dell’America Latina a partire dal Mercosur”, ha detto l’imprenditore che è consulente del Parlamento del Mercosur. L’Italia ha bisogno di conquistare nuovi mercati - ha spiegato - e certamente l’America Latina può offrire un mercato di milioni di consumatori. L’Argentina da parte sua, ha proseguito, ha bisogno di accelerare il processo di reindustrializzazione e l’Italia ha il know how di cui ha bisogno il Paese ove risiediamo. Sangregorio quindi ha chiesto di creare poli di sviluppo binazionali.

L’imprenditore ha spiegato inoltre che fra poco una missione del Parlamento del Mercosur si recherà in Italia per portare una proposta concreta di collaborazione, che prevede vie preferenziali per l’accesso ai rispettivi mercati.

Sangregorio ha ribadito il suo convincimento sulla realtà degli italiani all’estero come risorsa, “ma dobbiamo spiegarlo, farlo sapere in Italia”, ha detto ed ha manifestato che personalmente è già al lavoro per costruire un ponte tra imprenditori italiani e argentini, chiedendo di lavorare uniti nel presentare in Italia i progetti di cui abbiamo bisogno.

ARIZIO: PRIMA DEFINIRE I TERMINI

Da parte sua l’ing. Raffaele Arizio nel suo intervento sull’argomento in discussione, ha chiesto di chiarire i termini. Cos’è una risorsa e chi sono italiani all’estero, si è chiesto, per spiegare subito che quando si parla di risorsa è implicito il riferimento al futuro. “Si parla di risorsa al potenziale, è qualcosa che potrà succedere, ma se non si avvera, se non si concretizza, non è una risorsa”. Quindi ha chiesto di chiarire anche il concetto di italiani all’estero, per sapere se si riferisce a chi fa parte delle strutture organizzate, o a tutti quelli che hanno la cittadinanza, oppure a tutti quelli che potrebbero accedere ad essa. Un chiarimento non di poco conto, perché è in base a tale definizione, ha spiegato Arizio, che eventualmente l’Italia dovrebbe impostare una politica sugli italiani all’estero come risorsa.

Arizio ha quindi sviluppato il concetto di risorsa strategica, spiegando che in definitiva quando si parla di risorsa ci si riferisce a una strategia di occupazione, naturalmente non militare in questo caso, del territorio in cui si trova la risorsa.

Infine ha detto che per parlare di risorsa, bisogna far capire ai presunti interessati alla risorsa, cioè all’Italia, quali sarebbero i benefici di svilupparla, per cui ci vogliono progetti concreti, ben studiati e presentati, coinvolgendo in modo triangolare le comunità italiane all’estero, i territori ove essi risiedono, con le rispettive autorità, e l’Italia e ha fatto l’esempio del progetto al quale lavora l’Enaip, di confronto tra i bacini del tevere e quelli dei fiumi patagonici, prospettando alle autorità dei due Paesi, le possibilità di sviluppo nei fiumi argentini sul modello del fiume italiano.

DI TULLIO: DECISIONE POLITICA E PROGETTI

Per l’avv. Domenico Di Tullio, non basta dire che gli italiani all’estero siamo una risorsa. Ci vuole decisione politica per promuovere questa realtà e progetti concreti per portarla a compimento.

L’imprenditore ha ricordato che tra l’Italia e i Paesi dell’America latina e specialmente con l’Argentina, c’è una profonda identità e ha fatto notare che la risorsa ha componenti associative e culturali. “Apparteniamo ad uno spazio territoriale molto vicino all’Italia”, ha spiegato, per sottolineare la complementarietà tra i due Paesi.

Di Tullio ha detto che l’Italia, non è che non ha fatto niente con questa risorsa. Per svilupparla, ha spiegato, ha creato prima i Comites e poi il CGIE e infine ha stabilito la possibilità, per gli italiani residenti all’estero, di eleggere con il loro voto, i propri rappresentanti, tra i residenti all’estero, al Parlamento italiano. Di Tullio ha sottolineato la portata di tale decisione anche se - ha chiarito - la maggior parte degli italiani, non ci percepiscono ancora come una risorsa.

Quindi ha invitato a trovare una sintesi tra i vari gradi di rappresentanza degli italiani all’estero, “che oggi hanno funzioni che si sovrappongono”, per meglio lavorare con l’Italia. Dobbiamo far capire all’Italia - ha spiegato - che ha grandi possibilità di crescita se lavora insieme agli italiani all’estero e ai loro discendenti.

NARDELLI: LA LINGUA STRUMENTO PER UNIRE LA RISORSA

Dal canto suo il Vice segretario del CGIE per l’America Latina Francisco Nardelli, ha detto che gli italiani all’estero sono una risorsa per l’Italia, che lo sono stati fin da quando iniziarono i movimenti emigratori che a suo tempo diedero equilibrio all’Italia. Gli italiani all’estero, ha riaffermato Nardelli, sono una risorsa che va potenziata, che è da sviluppare. “L’Italia, ha detto, ha il dovere di tracciare una strategia e di investire in questa risorsa.

Per Nardelli il primo requisito è dotare questa risorsa, costuita dalle comunità italiane sparse per il mondo, con lo strumento della lingua, la cui diffusione va potenziata. Uno strumento perché gli italiani all’estero possano comunicare tra di loro e con l’Italia. Nardelli ha detto che in questo campo qualcosa è stato fatto negli ultimi anni, ma che resta ancora molto da fare.

ZIN: POLITICIZZARE LA COLLETTIVITA’

Inizio “a gamba tesa” del dott. Claudio Zin, che ha detto inizialmente che gli italiani all’estero non sono una risorsa, almeno dal punto di vista politico e che non lo saranno fino a quando non capiranno che bisogna politicizzare i rapporti con l’Italia. In Italia, ha spiegato, tutto passa dalla politica, tutti parlano di politica.

Quindi - ha detto - se non politicizziamo la comunità italiana, non riusciremo a far capire in Italia che siamo una risorsa. Se non riusciamo a politicizzare la comunità, nel migliore dei sensi, come si fa in Italia, ha proseguito Zin, la nostra comunità rimarrà così, con le sue fantastiche riunioni, i suoi fantastici gruppo folcloristici e musicali, con la sua fantastica gente, ma non sarà una risorsa per l’Italia.

Zin in riferimento alla sua partecipazione al recente congresso dell’Udc a Roma, ha ricordato che durante il suo intervento ha chiesto ai partecipanti e al partito di ribadire in modo fermo, chiaro, l’appoggio al voto degli italiani all’estero, che - ha sostenuto - in Italia non tutti appoggiano. E invece, ha detto, noi siamo cittadini italiani a pieno titolo e dobbiamo far parte della struttura politica italiana.

Dobbiamo fare politica italiana, politica europea, per cui ha invitato la collettività a imparare i codici della politica italiana. Io propongo con assoluta serietà di fare politica italiana. Non è che la storia e le associazioni non siano importanti, ha detto Zin, sono importantissime, grazie ad esse siamo qua, ma in futuro ci vorrà la politica.