14 agosto 2007

Gli italiani all’estero siamo una risorsa. Ma... (II parte)

Coincidenze e dissidenze in un interessante dibattito. Riportiamo oggi gli interventi del pubblico e le risposte dei cinque esponenti della comunità che hanno partecipato alla riunione che si è tenuta lo scorso 2 agosto all’Istituto Italiano di Cultura.

Lo scorso 2 agosto è cominciato il ciclo delle Tavole rotonde su temi che riguardano la nostra comunità, un ciclo mensile che la TRIBUNA ITALIANA ha organizzato per celebrare il suo 30º anniversario.

Il primo appuntamento, che, come i successivi, si è tenuto nella Sala Benedetto Croce che il Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura ha gentilmente messo a disposizione, è stato coordinato da Walter Ciccione che ha moderato gli interventi dei cinque esponenti della comunità e degli invitati che hanno seguito gli interventi e poi hanno fatto delle domande.

I cinque esponenti sono stati l’ingegnere Raffaele Arizio, responsabile dell’EnAIP Argentina, l’ente di formazione delle Acli; l’avv. Domenico Di Tullio imprenditore e studioso, uno dei fondatori della TRIBUNA ITALIANA; l’ing. Francisco Nardelli, Vice segretario del CGIE per l’America Latina; Eugenio Sangregorio, imprenditore e dirigente della comunità calabrese, ex candidato al Parlamento italiano alle elezioni politiche dell’anno scorso; il dott. Claudio Zin, medico e giornalista, rappresentante dell’Udc ed ex candidato del citato partito, alle elezioni dell’anno scorso.

Argomento di questa prima Tavola rotonda, è stato una domanda: “Gli italiani all’estero una risorsa: realtà o fantasia?” La settimana scorsa abbiamo pubblicato una sintesi degli interventi di apertura di Arizio, Di Tullio, Nardelli, Sangregorio e Zin.

Oggi pubblichiamo una sintesi degli interventi del pubblico che ha seguito l’evento e degli interventi conclusivi delle cinque personalità.

Al momento delle domande, tante opinioni ma pochi interrogativi.

Il fuoco è stato aperto dalla presidente dell’Associazione Calabrese Irma Rizzuti, che ha detto che la collettività è stata un risorsa, grazie al lavoro degli italiani in questo Paese. Ma che oggi ci troviamo a un punto di inflessione, che richiede un aggiornamento della collettività, che dovrà fare politica italiana e argentina, organizzarsi in un modo diverso da come è stato fino ad oggi. E inoltre che dobbiamo essere convinti di essere veramente una risorsa.

Il presidente del Comites di Buenos Aires, Santo Ianni ha detto che gli italiani all’estero abbiamo il dovere di cominciare a lavorare per sensibilizzare sulle possibilità di collaborazione che ci sono tra i due Paesi. Da parte italiana con il mondo delle piccole e medie imprese, da parte argentina con le grandi risorse di questo Paese ancora da sviluppare. Quindi si tratta di sensibilizzare politici, governo, la società italiana tutta, perché veramente capiscano che siamo il patrimonio più importante della nostra cara Italia.

Da parte sua il giornalista Aniello Di Iorio, collaboratore dell’IIC, ha sottolineato che gli italiani all’estero siamo anche una risorsa dei Paesi che ci hanno accolto. Inoltre ha condiviso l’opinione secondo la quale bisogna fare politica.

Giovanni Di Raimondo, imprenditore, vice console d’Italia a San Isidro fino a pochi mesi fa, ha ricordato di aver detto “che man mano che ci si allontana da Roma diventiamo meno cittadini e più sudditi. C’è una tendenza dello Stato italiano a considerarci una specie di zavorra. Quindi dobbiamo spiegare in Italia che molte volte noi italiani all’estero diamo un servizio che gli italiani stentano a dare, e ha fatto il caso del Vice consolato onorario a San Isidro, dove “durante cinque anni siamo stati capaci di dare a 42mila italiani un servizio che lo Stato italiano non riusciva a dare o perché non aveva le risorse o perché non aveva la vocazione di servizio che molte volte non ha l’Italia.”

Comunque ha detto che l’Italia sa che siamo una risorsa, sa che esiste una rete della quale l’Italia si avvale. Ogni imprenditore sa quante strade ha aperto per l’Italia in questi anni. Basta essere coscienti di questa realtà, per alzare la morale, per far crescere queste possibilità.”

La giornalista Edda Cinarelli della Voce d’Italia, ha chiesto come si può risolvere il problema che i prodotti italiani sono troppo cari per l’Argentina, mentre il collega Enzo Rapisarda ha manifestato che ci sono grandi possibilità di collaborazione tra l’Italia e l'Argentina, ma ha detto che va sviluppata maggiormente la cooperazione in campo scientifico. Ha invitato quindi ad essere più propositivi.

La dott.ssa Anna Maria Claps ha invitato a chiarire in che senso siamo una risorsa e, in riferimento all’invito a far politica, ha detto che molti degli italiani fano parte delle associazioni sottolineato che anche in seno alle associazioni si fa politica, ma non politica di partito, per cui ha invitato a chiarire anche il significato dell’espressione “fare politica”.

Anche il dott. Franco Del Casale, medico psichiatra ha invitato a chiarire il senso dell’espressione risorsa. Inoltre si è chiesto cosa sappiamo gli italiani sull’Italia e cosa sanno gli italiani si di noi come risorsa.

Marcelo Pacifico, presidente dell’Associazione Nazionale Italiana, si è chiesto se sappiamo effettivamente chi e quanti siamo e se veramente l’Italia è interessata a questa presunta risorsa.

Il momento delle risposte

Il giro delle risposte è stato cominciato dal dott. Zin, che ha ribadito che la via per essere considerati una risorsa dall’Italia è quella politica. Zin ha ricordato che il centrosinistra si sta organizzando attorno al nascente Partito democratico e che molto probabilmente nascerà, successivamente anche un grande partito del centrodestra, in modo tale che l’Italia entrerà nella norma di quasi tutti i grandi Paesi dell’Ue, che hanno due grandi partiti, uno di centrodestra e uno di centrosinistra e che in un simile schema, anche le comunità all’estero dovranno incanalarsi, per dialogare con l’Italia. Quindi ha invitato la comunità a interessarsi di politica, a discutere, di politica italiana, che ha detto di considerare molto interessante e che bisogna farla adesso e non solo quando ci saranno le elezioni.

Il dott. Di Tullio ha detto che bisogna concentrarsi su dei punti molto concreti, cominciando col riconoscere che effettivamente siamo una risorsa che però, va sviluppata, sia attraverso la partecipazione politica, sia attraverso una intensa attività di cooperazione economica. Ha detto però che si tratta di una realtà cambiante che va spiegata all’Italia e che dobbiamo essere capaci di cogliere le occasioni, altrimenti potremo avere i nostri parlamentari, ma non riusciremo a svilupparci come risorsa.

Nardelli ha detto che fare politica, in una realtà come la nostra non è solo fare politica di partito, visto anche che i partiti italiani hanno scoperto gli italiani all’estero da relativamente poco tempo. Invece le associazioni, i patronati, le istituzioni culturali, ecc. che fino ad oggi hanno promosso la cultura, la crescita, gli interscambi, hanno saputo fare politica e per questo oggi siamo una risorsa. Strutture che, d’altra parte, hanno evitato che ci fosse una assimilazione totale al Paese che ci ha accolti.

Ha detto che nel pensare alla partecipazione politica italiana bisogna ricordare che il futuro della collettività è fatto da cittadini di due Paesi, da persone nate all’estero che hanno la doppia cittadinanza, pienamente integrate nei Paesi dove sono nati, che hanno la possibilità di scegliere.

Sangregorio ha riaffermato quanto manifestato all’inizio, nel senso che l’integrazione va fatta principalmente in campo economico, per far sviluppare le possibilità dell’Argentina con il know how italiano. E in risposta alla domanda sui prezzi cari dei macchinari italiani, ha detto che la soluzione è far scendere le tasse, promuovendo tra i politici di due Paesi vie preferenziali per gli scambi.

Arizio ha detto che oggi abbiamo bisogno di una nuova dirigenza che incorpori la complessità della situazione. Se vogliamo essere una risorsa, facciamola noi la risorsa. Il ritorno si ottiene quando la risorsa lo è veramente. e per farlo ci vogliono progetti concreti, coordinati da uno stato maggiore, creando masse critiche in ogni zona dell’America del Sud, come sta facendo l’EnAIP, con il progetto dello sviluppo del bacino del fiume Limay.

Nella chiusura il giornalista Rocco Oppedisano ha avuto il difficile, ma riuscito compito di fare la sintesi di quanto era stato detto, sottolineando la voglia di partecipazione della collettività, anche se forse si è andato un pò fuori argomento.