03 octubre 2006

Questione di ingratitudine


Foto de www.ordinemedici.como.it

Felice Lora, pensione sociale e la nuova sede del Consolato generale d’Italia.

Sembrerebbe che nella conflittuale societá in cui viviamo, alcuni dei valori fondamentali dell’uomo, quali la solidarietá, la tolleranza, la generositá, sono oggi svalutati e al loro posto hanno preso l’avvento altri quali l’egoismo, l’indifferenza e, in modo speciale, l’ingratitudine.
Se tra le funzioni del giornalismo, c’é quella di raccontare alla gente quel che succede e pensa la gente, é opportuno avvertirla su alcuni atteggiamenti di ingratitudine, nei quali starebbe incorrendo un settore della nostra comunitá.
Il dizionario definisce l’ingratitudine come “il sentimento di indifferenza o perfino di avversione, per il propio benefattore”. Su queste caratteristiche vogliamo esprimerci e citarie alcuni casi in particolare. Il primo esempio é quello della scomparsa della targa in ricordo di Felice Lora, filántropo piemontese, che con un gesto di enorme generositá, lasció alla comunitá i fondi per la costruzione della Casa d’Italia, dove oggi hanno sede, tra gli altri, il Consolato generale e il Teatro Coliseo. Nella TRIBUNA ITALIANA ci siamo occupati del tema, e anche se i servizi hanno provocato l’interesse di alcuni enti, come la Fediba, al giorno d’oggi tutto rimane come prima, purtroppo, senza che la targa sia stata rimessa a posto.
Nella classifica dell’ingratitudine, dovrebbe occupare uno dei primi posti anche lo Stato Italiano e i governi che si sono succeduti fino ad oggi, per il rifiuto di concedere ai nostri anziani, nati in Italia, che oggi versano in situazioni di estremo bisogno, una pensione o assegno sociale, col quale affrontare in modo dignitoso le ultime tappe del cammino della vita. Si tratta non di un gesto di magnanimitá, ma del rispetto di un diritto.
Infine c’é un caso difficile da affrontare, complicato. Si tratta di quello dello strano ritardo nell’abilitare la nuova sede del Consolato generale d’Italia a Buenos Aires.
La TRIBUNA ITALIANA si é occupata varie vlolte dell’argomento sottolineando gli inconvenienti che la permanenza nell’attuale sede provoca alla nostra comunitá. Lo abbiamo fatto dal mese di settembre 2004 e nell’ottobre 2005 con due articoli dal titolo “La tela di Penélope”, parte I e II, e recentemente con due fondi che hanno provocato svariate reazioni, compresa la possibilitá, da parte dell’on. Riccardo Merlo –ora rientrata- di presentare un'interrogazione parlamentare sulla questione.
Sulle ragioni che provocherebbero il rinvio dell’inaugurazione ufficiale della nuova sede consolare, ci sono voci che assicurano che la stessa avverrebbe una volta che l’attuale Console Generale Placido Vigo, lasci Buenos Aires per insediarsi nella nuova sede diplomática. Se questo fosse vero, saremmo di fronte a un fatto di enorme ingratitudine. La memoria collettiva, a volte é fragile per cui un’altra, tra le funzioni del giornalismo é quella di far recordare, per esempio, che dal giorno del suo arrivo a Buenos Aires, c’é stato tra la comunitá e il Console generale Vigo una specie di amore a prima vista, in parte per le sue qualitá umane e ampia disponibilitá ad essere vicino a quanta lo cercavano e in parte per la sua efficenza professionale, tenendo presente che durante la sua gestione, si sono susseguite le difficili esperienze delle elezioni peri l rinnovo dei Comites, i referéndum e le prime elezioni per eleggere i nostri rappresentanti al parlamento italiano.
Secondo la nostra opinione, staremmo di fronte a un gesto di enorme ingratitudine se il Console generale Placido Vigo non partecipasse all’inaugurazione della nuova sede nella cui realizzazione –c’é da sottolinearlo– é stato attivo protagonista.

(Nota de opinión publicada en Tribuna Italiana el 27/09/06)