23 agosto 2006

Angeli: “Se fossi un altro, voterei Peppe”


Foto del Diario La Capital

La sua popolarità a Rosario. Successi imprenditoriali e nella comunità. I ricordi di un emigrante. Lidia Sartorio e una svolta nella sua vita. Il legame con Tremaglia. Dove sedersi nel Parlamento. Una casa di riposo a Rosario. Il suo pronostico sulle prossime elezioni.

Dicono che i tassisti sono validi riferimenti di ogni città, loro che oltre a conoscere ogni angolo, danno un giudizio sulla notorietà degli abitanti, una specie di termometro che misura il chi è del luogo. Per questo è significativo che arrivando a Rosario, seconda città dell’Argentina per la quantità di abitanti, indicando al tassista l’indirizzo dove ci dirigiamo commenta: La porto alla Transatlantica, dal “tano” Angeli?

Giuseppe Angeli occupa il primo posto tra i candidati deputati della lista “Italiani nel Mondo con Tremaglia” . Ci accoglie nel suo ufficio, nell’ampio edificio dove ha sede la sua agenzia, e con familiarità ci dice: "Mi piace sentirme chiamare Peppe. Così mi chiamano nel mio paese e mi fa sentire comodo”

Così comincia il dialogo con questo dirigente di grande esperienza, che non è certo loquace, anzi, è piuttosto prudente per parlare, riflessivo, preciso, fedele esponente del proverbio romano “Res non verba”, cioè fatti, non parole.
In questo senso i suoi successi imprenditoriali sono importanti: presiede il Gruppo Transatlántica S.A., nato nel 1966 come agenzia di viaggi e che oggi opera nei settori di turismo, cambio, titoli e immobili, tra gli altri, dando lavoro a circa 500 persone, spiega soddisfatto.
Maggiore soddisfazione però, dimostra quando parla delle opere comunitarie attraverso le quali mette in evidenza il suo spirito di servizio. In modo particolare con la Scuola Edmondo De Amicis, fondata nel 1986, “un istituto bilingue italiano-spagnolo frequentato da circa mille alunni di cui duecento adulti della terza età che in modo gratuito, partecipano a corsi di canto, musica, computazione, storia e cultura", racconta Angeli.
Presidente dell’Associazione Famiglia Abruzzese, tra il 1981 e il 2005, Presidente del Comites di Rosario dal 1986, riconfermato nei quatto periodi successivi, Angeli è stato anche consigliere del CGIE dal 1991 al 2004.
I ricordi personali occupano un tempo importante dell’intervista ed essi sono testimoniati dalle fotografie che ornano il suo ufficio.
“A 19 anni e con una valigia carica di illusioni" -racconta Peppe- "lasciai Orsogna e arrivai in Argentina nel 1950. Sono un immigrante come tanti altri e come la maggior parte di loro, anch’io sono stato assalito dalla nostalgia, con notti di pianto e di tristezze".

"Con Lidia abbiamo formato una famiglia in base a sacrifici, perseveranza, tenacia e siamo riusciti a concretizzare i nostri sogni. Mia moglie è stata una compagna eccezionale e grazie a lei la mia vita ebbe una svolta. Sono arrivati tre figli e più tardi tre nipoti che completano l’armonica squadra familiare". Lidia Sartoris, ha saputo pure fare la sua strada per raggiungere importanti obiettivi: è presidente della O.A.M.E. (Organización Argentina
de Mujeres Empresarias) e vicepresidente Mondiale della F.C.E.M. organizzazione pioniere nell’unificazione dell’imprenditoria femminile nel mondo. “Nonostante le nostre attività, riusciamo a mantenere un ottimo rapporto e mi vanto di far parte di una tipica famiglia italiana, fedele alle sue tradizioni e valori”, dice Angeli.

TRIBUNA ITALIANA: Come è nato il suo rapporto con Mirko Tremaglia?
GIUSEPPE ANGELI: Ho conosciuto il ministro nel 1991 e da allora ho un rapporto cordiale e pe certi versi di ammirazione e rispetto per una persona che negli ultimi quarant’anni ha dedicato ogni sforzo e sacrificio agli italiani che risiediamo all’estero.

T.I.: Nella sua lista alcuni candidati manifestano che non fanno parte di nessun partito, ma il ministro Tremaglia è dirigente di Alleanza Nazionale. Non c’è una contraddizione al riguardo?
G.A.: Per conto mio appoggio la persona e non il colore politico. Sono con Tremaglia per quello che lui rappresenta come persona, al di là delle sua attività di partito. Ci vuole una certa ampiezza di criteri. Durante 15 anni nelle riunioni del CGIE ho avuto ottimi rapporti con colleghi di tutti i partiti e se sarò eletto non mi preoccupa il posto che dovrò occupare, se a destra, a sinistra o in centro. Mi infastidiscono le critiche di quelli che oggi criticano Tremaglia, dimenticando che senza di lui oggi non voteremmo.

T.I.: Cosa pensa della proposta di Livini di un controllo gratuito per tutti i connazionali nell’Ospedale Italiano?
G.A.: Anzitutto devo dire che per me è un onore far parte della lista con una personalità come Franco Livini. D’altra parte sono assolutamente d’accordo con la sua proposta,
che egli è in grado di adempiere. Dal canto mio, sto valutando la possibilità di organizzare qualcosa di simile a Rosario e sto analizzando inoltre la possibilità di creare una casa di riposo per i nostri anziani indigenti. Non sono miliardario, ma la mia attività imprenditoriale me lo consentirebbe. Son di quelli che pensano che i soldi non servono
per portarseli nell’aldilà.

T.I.: Quali altre proposte sta valutando?
G.A.: Nel nostro progetto le priorità sono orientate verso gli aspetti sociali,gli anziani in modo particolare, che devono avere la possibilità di usufruire gli stessi diritti dei loro coetanei in Italia. Anche verso i giovani, ai quali dobbiamo offrire le condizioni di lavoro
perché non vadano via e abbiano fiducia nel Paese. Prendo come valida la battuta di un politico argentino che diceva che l’Argentina è condannata al successo.

T.I.: Come vede la campagna elettorale?
G.A.: Credo che ci sono alcuni candidati che fanno promesse che non potranno mantenere. Spero che la gente sappia scegliere. Sono 30 anni che lavoro in favore della collettività e lo faccio con piacere, non sono un politico di professione, ma per vocazione e credo che
questo mi dà un valore di più come candidato.

T.I.: E cosa pensa dei candidati delle altre liste?
G.A.: Non conosco tutti. Con alcuni avvamo stabilito di fare una lista comune e per ragioni che mi sfuggono alla fine non se ne fece nulla. Ma mi lasciò l’amaro in bocca e una pessima impressione sulla loro correttezza. So di altri che hanno una enorme capacità per
passare da una lista all’altra in cerca della loro convenienza personale. Da parte mia sono conseguente coi miei valori e leale a Mirko Tremaglia.


I campanelli dei telefoni suonano continuamente nell’ufficio di Peppe Angeli. Sono telefonate nazionali e internazionali in buona parte di gente che telefona per dare la adesione alla sua candidatura, fatto questo che Angeli cerca di non far trasparire anche se si vede la sua soddisfazione nello sguardo.
Commenta con entusiasmo giovanile i progetti che sta preparando il suo gruppo di lavoro, parla dell’importanza delle cose semplici, dell’amicizia, dei valori della famiglia delle passeggiate a piedi nella sua quinta, della cura del suo orto, del contatto con la natura.

T.I.: Alcuni candidati dicono che Lei è una persona di età per presentarsi candidato.
G.A.: Sa, la gente di età ha esperienza e saggezza. La ho sempre ascoltata con attenzione e ho imparato tanto da loro. In definitiva, l’età non conta, conta lo spirito con cui affrontiamo le sfide.

T.I.: Sicuramente per la sua esperienza potrà far un pronostico su chi saranno i senatori e deputati eletti.
G.A.: Non è facile fare un pronostico del genere, ma credo che potrei dire che al Senato potrebbero arrivare Livini e forse Pallaro. Per la Camera, prenda nota, Angeli e ha buone possibilità anche Merlo. Il terzo mi piacerebbe che fosse eletto in un altro Paese, Brasile
o Uruguay.

T.I.: Perché un elettore dovrebbe scegliere Angeli?
G.A.: Perché è da tanti anni che lavoro per la collettività, la gente mi conosce e sa della mia vita e del mio spirito di servizio. Ho fatto tanto per la nostra comunità a Rosario e ora penso fare molto di più per difendere i diritti degli italiani di tutto il Sud America. Sono certo che se io non fossi Angeli, voterei Angeli.

Walter Ciccione

(Publicado por Tribuna Italiana)

La radio un ponte dal Plata all’Adriatico. “L’anno del ritorno”, una iniziativa per gli abruzzesi all’estero per il 2007


Foto de www.pescara2009.it

Si tratta di un progetto presentato dal vicepresidente della Regione Abruzzo Enrico Paolini che è stato intervistato dal programma radiofonico Buonasera Argentina di Walter Ciccione.

Sabato scorso, mentre il freddo invernale imperversava su Buenos Aires, un calido venticello adriatico è arrivato attraverso l’etere portando agli ascoltatori del programma radiofonico “Buonasera Argentina” diretto da Walter Ciccione, un po’ dell’estate italiana e abruzzese in particolare.

Infatti, Ciccione ha intervistato il Vicepresidente della Regione Abruzzo Enrico Paolini, durante una pausa dei lavori dell’esponente della Regione, che si trovava a Pescara.

Il dott. Paolini ha spiegato il suo progetto per dichiarare il 2007 l’anno del ritorno, per consentire a migliaia di abruzzesi che vivono all’estero di rivedere la regione dove sono nati, così conme ai discendenti di conoscere la terra dalla quale sono partiti i loro avi.

Il progetto presentato da Paolini prevede la possibilità di offrire biglietti aerei a prezzi promozionali, per arrivare a Malpensa, Linate, Fiumicino con collegamenti rapidi verso l’aeroporto di Pescara, e l’organizzazione di una serie di manifestazioni per l’occasione, che rendano indimenticabile il viaggio alla riscoperta dell’Abruzzo, una Regione che negli ultimi cinquant’anni ha conosciuto uno sviluppo e dei cambiamenti che la rendono particolarmente interessante per i viaggiatori.

Quando Ciccione (che è anche presidente del Centro Abruzzese di Buenos Aires) ha detto a Paolini che l’Abruzzo è una Regione poco nota specialmente dal punto di vista turistico, il Vicepresidente della Regione Abruzzo. che è un esperto di politiche turistiche e docente universitario della materia, ha riconosciuto che purtroppo è così, ma si è detto pronto a lavorare sulla questione, per un’operazione di lancio in Argentina dell’immagine dell’Abruzzo e delle sue bontà turistiche.

Durante il dialogo radiofonico, il dott. Paolini ha ricordato inoltre che la Regione Abruzzo è stata designata Coordinatrice delle politiche per il turismo di tutte le Regioni italiane e in tale veste ha organizzato due eventi senza precedenti che si terranno a Pescara: la Conferenza del Turismo Italiano, in programma per il mese di settembre p.v. e il simposium degli operatori turistici del Nord America. Inoltre ha sottolineato l’importanza dell’altro grande evento in programma a Pescara: I Giochi Olimpici del Mediterraneo del 2009.

Il dialogo radiofonico con il Vicepresidente della Regione Abruzzo ha toccato altri argomenti, come la coincidenza della telefonata con la data di nascita del famoso figlio di abruzzesi Juan Manuel Fangio (al che Paolini ha ricordato la sua partecipazione all’omaggio organizzato dalla Provincia di Chieti), la qualità di “pescarese DOC” di Ciccione, o i viaggi del dott. Paolini in Sudamerica, mentre tanti abruzzesi telefonavano alla radio (e nei giorni successivi alla sede del CABA) per porgere saluti al dott. Paolini.

Quindi il saluto dell’esponente reginale abruzzese che ha detto: “Sono molto, ma molto legato a tutti gli abruzzesi residenti all’estero e in particolare a quelli del Sud America che hanno fatto un’emigrazione che può essere definita in qualche modo eroica. Quindi sono veramente a disposizione e spero di poter incontrarli. Un abbraccio di cuore a tutti gli abruzzesi e a Lei (in riferimento a Ciccione) davvero di cuore ...muchas gracias y buenas noches.

Superfluo dire che Ciccione emozionato ha ringraziato il corregionale e, come presidente del CABA ha già mobilitato il Direttivo per lavorare a nuove proposte da presentare al Vicepresidente della Regione Abruzzo.

(Publicado por Tribuna Italiana)

Inaugurata la prima targa in Argentina in ricordo dei Caduti di Marcinelle


La cerimonia ha avuto luogo domenica scorsa nel Circolo Ricreativo Abruzzese di Berazategui, presente l’Onorevole Giuseppe Angeli.

Marcinelle, tragedia simbolo dei lutti dell’emigrazione, è stata commemorata a 50 anni dalla strage avvenuta in Belgio, dalla comunità abruzzese dell’Argentina. Infatti, domenica scorsa, alla presenza dell’on. Giuseppe Angeli, si è svolta una cerimonia durante la quale è stata inauguata la prima targa in Argentina in ricordo dei Caduti a Marcinelle, nella sede del Circolo Ricreativo Abruzzese di Berazategui. L’iniziativa fu lanciata dal presidente del Centro Abruzzese di Buenos Aires, Walter Ciccione - anche in considerazione del fatto che dei 136 italiani morti nella minera, quasi la metà erano abruzzesi - ed è stata fatta propria dalla TRIBUNA ITALIANA, trovando concorde il Direttivo del Circolo Abruzzese di Berazategui, che ospitò la cerimonia e che ora conserva appesa al muro dell’ingresso, la targa inaugurata domenica.

Trecento connazionali hanno preso parte all’austera cerimonia. Tra i presenti, oltre ai già citati, c’erano il presidente della Camera di Commercio, Industria e Art

igianato della Provincia di Pescara, Ezio Ardizzi, il Vice console d’Italia a San Miguel Giuseppe Bianco, il presidente delle Associazione Radici Abruzzesi in Argentina Antonio dell’Ossa e la presidente del Circolo Abruzzese di Tandil Florencia Menna. Presente anche il cantautore Gianfranco Pagliaro. Tra le adesioni che ha ricevuto l’iniziativa, fatte arrivare agli organizzatori, c’èra quele del sen. Luigi Pallaro e dell’on. Ricardo Merlo, il quale all’ultimo momento è stato costretto a rinunciare ad essere presente per imprevisti problemi familiari. Hanno fatto arrivare la loro adesione anche il Vice presidente della Giunta Regionale d’Abruzzo, dott. Enrico Paolini e il presidente della Consulta regionale Abruzzese delle Migrazioni Donato Di Matteo e la presidente della FEDIBA, Federazione delle Associazioni Italiane della Circoscrizione Consolare di Buenos Aires dott.ssa Pina Mainieri, assente per ragioni di salute.
La cerimonia è iniziata con le parole del presidente del Centro Abruzzese di Buenos Aires, che ha ringraziato il Circolo Abruzzese di Berazategui per l’accoglienza data all’iniziativa, e alla TRIBUNA ITALIANA per aver fatto sua l’iniziativa. Ciccione ha ricordato la tragedia di Marcinelle, nella quale morirono 262 minatori tra cui 136 italiani e di essi 62 abruzzesi, spiegando il senso dell’iniziativa di ricordarli con una targa nella sede dela più antica associazione abruzzese dell’Argentina, fondata oltre cinquanta anni fa.
Quindi ha invitato i presenti a recarsi all’ingresso del Circolo dove l’on. Angeli e il nostro direttore Marco Basti, hanno inaugurato la targa nella quale si legge: “Giornata Nazionale del Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo. Nel 50º anniversario con affetto, dolore e riconoscenza per i 65 fratelli abruzzesi Caduti in Marcinelle. La Comunità Abruzzese in Argentina - Tribuna Italiana. 8 agosto 1956 - 8 agosto 2006.”
Ricordando la tragica data, l’on. Giuseppe Angeli, che era appena arrivato dall’Italia ed ha voluto essere presente tra i suoi corregionali prima di partire alla volta di Rosario dove risiede, ha voluto ricordare la tragedia in terra belga, che colpì tanti connazionali e particolarmente gli emigrati da diversi comuni abruzzesi, Manoppello primo fra tutti per il numero di vittime. L’on.Angeli ha voluto sottolineare che a differenza di quanto avvenuto in altri Paesi, in Argentina gli emigrati italiani sono stati accolti bene, a braccia aperte e che molti riuscirono a formare una famiglia, a conquistare un benessere, nonostante i problemi che ha avuto il Paese. Ha detto inoltre che l’Argentina ha grandi possibilità per chi è disposto a lavorare e che ha opportunità da offrire anche all’Italia.
Da parte sua il direttore della TRIBUNA ITALIANA, dopo aver ringraziato Ciccione per l’iniziativa e il presidente del Centro Abruzzese di Berazategui (he ha ricordato, aveva visitato per la prima volta tanti anni fa, accompagnando il padre quando era giovanissimo) Camillo Pasquini, ha fatto notare che la tragedia di Marcinelle, pur colpendo momentaneamente la sensibilità del popolo italiano, era stata dimenticata con gli anni e che solo grazie all’impegno dell’ex ministro Tremaglia era stata riscoperta e con l’apoggio di tutti i partiti era stata ricuperata per la memoria storiaca degli italiani, pochi anni fa, quando il Parlamento italiano aveva declarato l’8 agosto Giornata Nazionale del Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo. Infine ha sottolineato che le dimentcanze di allora cominciano ad essere salvate solo ora, con l’elezione dei nostri Parlamentari tra i quali l’on. Giuseppe Angeli, storico dirigente - tra l’altro - della comunità abruzzese dell’Argentina.
Da parte sua il presidente Pasquini ha ringraziato la TRIBUNA ITALIANA e il CABA per l’iniziativa ed ha parlato delle associazioni abruzzesi, il Circolo da lui presieduto, che a settembre celebrerà un nuovo anniversario e l’Associazione Famiglia Abruzzese di Rosario, che presiede Angeli e che ha una scuola per circa mille alunni.
Oltre alla ricorrenza di Marcinelle, c’è stata la irnata del rincontro degli Abruzzesi, per cui dopo è seguito un pranzo conviviale, nel quale non sono mancati i maccheroni ala chitarra, le pezzelle o la cicirchiata, nè le belle canzoni dell’Abruzzo, prima fra tutte “Vola, vola”, cantate dal Coro del Circolo Abruzzese e accompagnate alla fisarmonica dal presidente Pasquini.
La presidente del Circolo Abruzzese di Tandil ha consegnato il simbolo del suo sodalizo, “Il guerriere di Capistrano” all’on. Angeli e a Walter Ciccione.
(Publicado en Tribuna Italiana el 9 de agosto de 2006)

Abruzzesi d'Argentina: Omaggio vittime di Marcinelle


Si tratta di una iniziativa del Centro Abruzzese di Buenos Aires, che inaugurerà una targa in ricordo delle vittime dell’esplosione nella miniera belga nel 1956, nella quale morirono 262 minatori, tra i quali 136 italiani, di cui 62 erano abruzzesi, nella sede del Circolo Abruzzese de Berazategui, il più antico dell’Argentina. TRIBUNA ITALIANA ha dato gli auspici all’iniziativa, in programma per domenica 6 agosto.
l’8 agosto p.v. ricorre il 50º anniversario della tragedia avvenuta in una miniera di carbone a Marcinelle (Belgio), quando nel 1956 morirono 262 minatori, tutti emigrati, di cui 136 erano italiani e tra essi 62, nati nella regione Abruzzo.
La terribile sciagura, frutto della gestione dolosa e irresponsabile della ditta, stroncò le vite di umili lavoratori, sottoposti a un trattamento inumano e discriminatorio; basti citare che in alcune mense della zona c’erano cartelli nei quali c’era scritto: “Vietato l’ingresso di cani e ...italiani”. Non fu nel Medioevo, ma nel 1956!
La tragedia, frutto di quello che fu definito “un patto scellerato di uomini in cambio di carbone”, commosse la comunità internazionale, diventando un simbolo delle difficili condizioni dell’emigrante, condizioni che, per fortuna, furono molto meno pesanti per la stragrande maggioranza di quanti emigrarono in Argentina.
L’episodio di Marcinelle, che col passare degli anni era stato dimenticato - così come furono in gran parte rimosse dalla memoria collettiva degli italiani tutte le vicende dell’emigrazione - fu ricuperato e riportato alla luce dall’allora onorevole Mirko Tremaglia che poi, diventato ministro per gli Italiani nel Mondo, nel 2001, riuscì a far approvare una legge che rendesse omaggio a quei Caduti. Infatti, il Parlamento approvò una legge che stabilisce l’8 agosto, giorno della tragedia, come “Giornata Nazionale del Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo”, che insieme ai minatori morti a Marcinelle, ricorda tutti gli italiani emigrati, morti sul lavoro che erano stati costretti a trovare all’estero.
La strage colpì duramente varie regioni di provenienza dei minatori: Puglie 22, Marche 12, Molise 7, Veneto 5, Calabria 4. Fu però l’Abruzzo, la Regione maggiormente colpita dalle morti di Marcinelle: 62 giovani pieni di illusioni e di speranze furono uccisi dalla fatalità.
Per commemorare quell’infausto episodio e ricordare con orgoglio quei ragazzi che la morte portò via prematuramente, il presidente del C.A.B.A., Centro Abruzzese di Buenos Aires, Walter Ciccione, ha lanciato una iniziativa, accolta con entusiasmo dal Direttivo del sodalizio, di rendere omaggio ai Caduti. L’iniziativa prevede l’inaugurazione di una targa commemorativa presso la sede della più antica delle associazioni abruzzesi dell’Argentina, il Circolo Ricreativo Abruzzese di Berazategui il cui Direttivo, presieduto da Camillo Pasquini hanno immediatamente accolto in modo favorevole la proposta del C.A.B.A., così come ha aderito alla stessa Antonio dell’Osa a nome dell’Associazione Radici Abruzzesi in Argentina di San Isidro. L’iniziativa è aperta a tutte le associazioni, specialmente quelle di origine abruzzese.
TRIBUNA ITALIANA, nel quadro delle manifestazioni di preparazione al suo 30º anniversario, ha deciso di dare gli auspici a questa iniziativa, visto il profondo significato che riveste come dovuto omaggio ai Caduti del Lavoro Italiano all’estero e come contributo alla conoscenza di quel tragico episodio della storia dell'emigrazione italiana.
Anche il programma radiofonico “De Origen Italiano” diretto da Ciccione, ha dato gli auspici all’omaggio che si farà domenica 6 agosto alle 12 nella sede del Circolo Abruzzese di Berazategui, in calle 3 A Nº96, altura Avenida Calchaquí, Km. 23,500, di Berazategui (Bs.As) a partire dalle 12, presenti gli onorevoli Ricardo Merlo e Giuseppe Angeli (quest’ultimo abruzzese) così come autorità consolari e dirigenti della collettività.
Dopo l’inaugurazione della targa e i discorsi allusivi, sarà servito un pranzo, durante il quale, oltre ai piatti tipici e agli artisti che allieteranno la riunione, ci saranno alcune sorprese, alcune direttamente giunte dalla Regione.
Per prenotare i posti telefonare al Centro Abruzzese di Berazategui, 4275-7991, o ai telefoni del Centro Abruzzese di Buenos Aires, 4943-7462 o 4-330-0977, quest’ultimo presso la TRIBUNA ITALIANA.
(Nota publicada por Tribuna Italiana)

09 agosto 2006

Il Teatro Coliseo e il conte Felice Lora



Dirigenti e comunità italiana uniti nell’atteggiamento di indifferenza verso un personaggio che invece va rivendicato. Una iniziativa per smentire quella battuta secondo la quale “Se hanno ricevuto male, gli uomini lo scrivono sul marmo, se hanno ricevuto bene, lo scrivono nella polvere”. Si tratta del sogno condiviso di un elogio alla gratitudine. Ci sono a Buenos Aires luoghi emblematici per la nostra comunità e tra essi, non ci sono dubbi, un posto di massimo rilievo dovrebbe spettare al palazzo di Marcelo T. de Alvear sede del Consolato generale d’Italia e del Teatro Coliseo. La tradizionale sala è stata in anni recenti sede di eventi memorabili e massicci, in gran parte di carattere politico, come sono state le visite di presidenti e ministri, diversi forse da quelli culturali e artistici che gradirebbe la nostra comunità, un anelo che condividiamo pienamente. I nostri dirigenti e noi, che costituiamo la comunità italiana dell’Argentina e in particolare di Buenos Aires, abbiamo un debito di riconoscenza, laddove per riconoscenza intendiamo ciò che descrive il dizionario: “...gratitudine per un beneficio ricevuto”. Sicuramente a questo punto il lettore si chiederà chi è il creditore e qual’è il motivo del debito. La risposta è semplice: Felice Lora, un emigrante assai generoso e la ragione è che ci ha regalato, tra gli altri, l’edificio di cui abbiamo parlato all’inizio. Per pagare questa specie di debito morale che come comunità abbiamo contratto, non ci vogliono grandi somme; ci vuole invece un atteggiamento deciso di volontà e interessamento, prima di tutto da parte delle autorità, per tributare a Felice Lora un meritato omaggio mediante la collocazione, o meglio rimettendo a posto, la targa che testimoniava il ringraziamento, che fino a un passato non lontano si riconosceva nell’hall d’ingresso al teatro che “por arte de magia” è sparita. Della targa parlano Dionisio Petriella e Sara Sosa Miatello autori del Dizionario Biografico Italo-Argentino edito nel 1976 dall’Associazione Dante Alighieri di Buenos Aires. Nella voce dedicata a Felice Lora, gli autori scrivevano: " En el hall del Teatro Coliseo, una placa de bronce testimonia la gratitud de la colectividad italiana hacia su benefactor..." Il vento dell’oblio si portò via prima la targa e poi, per completare la sua opera, trascinò via anche il Premio Annuale Felice Lora, una iniziativa con la quale la Fondazione Culturale Coliseum, creata per gestire il teatro, volle premiare le istituzioni particolarmente impegnate nella diffusione della cultura italiana. Qualcuno ha detto che la gratitudine è il più effimero dei sentimenti. Noi cerchiamo di smentirlo e a tale effetto, con la TRIBUNA ITALIANA abbiamo intrapreso alcune iniziative, come è stato il caso di Piazza Roma e del Monumento a Giuseppe Mazzini per le quali, mediante una serie di servizi (tra gli altri “El hombre que está solo y espera” nel 2005) siamo riusciti a coinvolgere la Sezione ANPI dell’Argentina (che fece rimettere le targhe che erano state rubate) e l’Istituto Italiano di Cultura, il quale, a sua volta, ottenne il finanziamento della Regione Lazio per il restauro del monumento. Nel caso di Felice Lora, nonostante il fatto che ci siamo occupati dell’argomento in due articoli pubblicati nei mesi di agosto e ottobre dell’anno scorso ( "Felice Lora, personaje para reivindicar" e " En busca de la placa perdida") non abbiamo ottenuto, purtroppo, l’effetto cercato. I destinatari dell’appello non si sono sentiti interpellati, per cui, per una questione di principi, perseveriamo nell’intento che, in definitiva, ha come lodevole obiettivo, salvare da un’ingiustizia la memoria di una persona che per quanto fece, invece di oblio e indifferenza merita tutta la nostra riconoscenza. Per fondare la nostra pretesa, ecco un breve profilo di Felice Lora, una piccola storia: C’era una volta ...un giovane emigrante piemontese, classe 1861, che portando la sua valigia di cartone carica con i suoi beni, la laboriosità, spirito di sacrificio, sogni e speranze, salì sulla nave che lo avrebbe portato in un Paese prospero e lontano, l’Argentina. I primi tempi nella nuova terra hanno messo a dura prova il temperamento, prova il sapore amaro dello sradicamento e della solitudine, fa i lavori più umili per finalmente emergere nell’attività commerciale, diventando un importante imprenditore. Quindi affiora un enorme sentimento di generosità verso coloro che egli chiama “i miei fratelli spirituali, gli emigrati come me”. Comincia una intensa campagna di donazioni, un lungo elenco di contributi tra cui all’Ospedale Umberto I di La Plata, all’Ospedale Italiano di Buenos Aires, e importanti rimesse all’Italia entrata nella Grande Guerra. In riconoscimento per le sue molteplici attività filantropiche, il reale governo italiano lo nomina Conte e gli conferisce l’onorificenza di Grande Ufficiale. Siamo nell’anno 1925 e Felice Lora, sente che giunge alla fine della sua vita per cui decide di fare un testamento col quale, tra altri beni, dona al governo italiano una grandissima somma per l’epoca: 800 mila pesos di allora (un calcolo fatto da esperti del quotidiano Ambito Financiero, riportato in una pubblicazione del Consolato generale d’Italia a Buenos Aires, ha stimato la cifra a valori attuali in 122 milioni di euro) somma destinata alla costruzione di un grande palazzo, l’emblematica Casa d’Italia, nel cui interno avrebbero dovuto trovare accoglienza numerose istituzioni della collettività, tra cui la FEDITALIA, la Camera di Commercio Italiana in Argentina, così come il Consolato d’Italia e, diceva il documento, “una grande sala per ospitare eventi riguardanti l'intera comunità italiana”. Felice Lora muore quello stesso anno a Torino. “Sono scapolo, sottolinea, la mia famiglia sono gli emigrati come me”. Prima di morire esprime la sua volontà che le sue spoglie siano riportate a Buenos Aires, città che partecipa commossa a una delle più grandi manifestazioni di cordoglio popolare dell’epoca, i funerali che si svolsero nell’Unione e Benevolenza. Nel 1937 il governo italiano acquista il predio che ospitava l’antico teatro Coliseo poi demolito. Comincia allora un’altra storia, ricca di sfumature e colpi di scena. Un antico proverbio sostiene che “es de gente bien, nacida ser agradecida” e questa, la riconoscenza, è un sentimento che ci impulsa in questa proposta, una specie di appello che sicuramente ha come destinatari puntuali la FEDITALIA, la Camera di Commercio Italiana in Argentina, la FEDIBA e altre istituzione che sono ospitate in quel palazzo, come lo sono il Consolato generale d’Italia e la Fondazione Culturale Coliseum. Così come è rivolto anche al Comites, quello che rappresenta la comunità italiana più numerosa fuori d’Italia, che pur se non è ospitato in quella sede, dovrebbe interessarsi all’argomento e impegnarsi. Un invito che è anche per tutta la nostra comunità attraverso i suoi numerosi esponenti. Thomas More ammoniva "Se ricevono male gli uomini lo scrivono sul marmo, se ricevono bene, nella polvere". Confidiamo che come comunità, nel caso di Felice Lora riusciremo a smentire tale affermazione e ci auguriamo che in un altro articolo sulla TRIBUNA ITALIANA, fra non molto tempo, potremo dilungarci su un argomento più gradevole: “L’elogio alla gratitudine”.

Walter Ciccione

(Nota publicada por Tribuna Italiana)


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