
Dirigenti e comunità italiana uniti nell’atteggiamento di indifferenza verso un personaggio che invece va rivendicato. Una iniziativa per smentire quella battuta secondo la quale “Se hanno ricevuto male, gli uomini lo scrivono sul marmo, se hanno ricevuto bene, lo scrivono nella polvere”. Si tratta del sogno condiviso di un elogio alla gratitudine. Ci sono a Buenos Aires luoghi emblematici per la nostra comunità e tra essi, non ci sono dubbi, un posto di massimo rilievo dovrebbe spettare al palazzo di Marcelo T. de Alvear sede del Consolato generale d’Italia e del Teatro Coliseo. La tradizionale sala è stata in anni recenti sede di eventi memorabili e massicci, in gran parte di carattere politico, come sono state le visite di presidenti e ministri, diversi forse da quelli culturali e artistici che gradirebbe la nostra comunità, un anelo che condividiamo pienamente. I nostri dirigenti e noi, che costituiamo la comunità italiana dell’Argentina e in particolare di Buenos Aires, abbiamo un debito di riconoscenza, laddove per riconoscenza intendiamo ciò che descrive il dizionario: “...gratitudine per un beneficio ricevuto”. Sicuramente a questo punto il lettore si chiederà chi è il creditore e qual’è il motivo del debito. La risposta è semplice: Felice Lora, un emigrante assai generoso e la ragione è che ci ha regalato, tra gli altri, l’edificio di cui abbiamo parlato all’inizio. Per pagare questa specie di debito morale che come comunità abbiamo contratto, non ci vogliono grandi somme; ci vuole invece un atteggiamento deciso di volontà e interessamento, prima di tutto da parte delle autorità, per tributare a Felice Lora un meritato omaggio mediante la collocazione, o meglio rimettendo a posto, la targa che testimoniava il ringraziamento, che fino a un passato non lontano si riconosceva nell’hall d’ingresso al teatro che “por arte de magia” è sparita. Della targa parlano Dionisio Petriella e Sara Sosa Miatello autori del Dizionario Biografico Italo-Argentino edito nel 1976 dall’Associazione Dante Alighieri di Buenos Aires. Nella voce dedicata a Felice Lora, gli autori scrivevano: " En el hall del Teatro Coliseo, una placa de bronce testimonia la gratitud de la colectividad italiana hacia su benefactor..." Il vento dell’oblio si portò via prima la targa e poi, per completare la sua opera, trascinò via anche il Premio Annuale Felice Lora, una iniziativa con la quale la Fondazione Culturale Coliseum, creata per gestire il teatro, volle premiare le istituzioni particolarmente impegnate nella diffusione della cultura italiana. Qualcuno ha detto che la gratitudine è il più effimero dei sentimenti. Noi cerchiamo di smentirlo e a tale effetto, con la TRIBUNA ITALIANA abbiamo intrapreso alcune iniziative, come è stato il caso di Piazza Roma e del Monumento a Giuseppe Mazzini per le quali, mediante una serie di servizi (tra gli altri “El hombre que está solo y espera” nel 2005) siamo riusciti a coinvolgere la Sezione ANPI dell’Argentina (che fece rimettere le targhe che erano state rubate) e l’Istituto Italiano di Cultura, il quale, a sua volta, ottenne il finanziamento della Regione Lazio per il restauro del monumento. Nel caso di Felice Lora, nonostante il fatto che ci siamo occupati dell’argomento in due articoli pubblicati nei mesi di agosto e ottobre dell’anno scorso ( "Felice Lora, personaje para reivindicar" e " En busca de la placa perdida") non abbiamo ottenuto, purtroppo, l’effetto cercato. I destinatari dell’appello non si sono sentiti interpellati, per cui, per una questione di principi, perseveriamo nell’intento che, in definitiva, ha come lodevole obiettivo, salvare da un’ingiustizia la memoria di una persona che per quanto fece, invece di oblio e indifferenza merita tutta la nostra riconoscenza. Per fondare la nostra pretesa, ecco un breve profilo di Felice Lora, una piccola storia: C’era una volta ...un giovane emigrante piemontese, classe 1861, che portando la sua valigia di cartone carica con i suoi beni, la laboriosità, spirito di sacrificio, sogni e speranze, salì sulla nave che lo avrebbe portato in un Paese prospero e lontano, l’Argentina. I primi tempi nella nuova terra hanno messo a dura prova il temperamento, prova il sapore amaro dello sradicamento e della solitudine, fa i lavori più umili per finalmente emergere nell’attività commerciale, diventando un importante imprenditore. Quindi affiora un enorme sentimento di generosità verso coloro che egli chiama “i miei fratelli spirituali, gli emigrati come me”. Comincia una intensa campagna di donazioni, un lungo elenco di contributi tra cui all’Ospedale Umberto I di La Plata, all’Ospedale Italiano di Buenos Aires, e importanti rimesse all’Italia entrata nella Grande Guerra. In riconoscimento per le sue molteplici attività filantropiche, il reale governo italiano lo nomina Conte e gli conferisce l’onorificenza di Grande Ufficiale. Siamo nell’anno 1925 e Felice Lora, sente che giunge alla fine della sua vita per cui decide di fare un testamento col quale, tra altri beni, dona al governo italiano una grandissima somma per l’epoca: 800 mila pesos di allora (un calcolo fatto da esperti del quotidiano Ambito Financiero, riportato in una pubblicazione del Consolato generale d’Italia a Buenos Aires, ha stimato la cifra a valori attuali in 122 milioni di euro) somma destinata alla costruzione di un grande palazzo, l’emblematica Casa d’Italia, nel cui interno avrebbero dovuto trovare accoglienza numerose istituzioni della collettività, tra cui la FEDITALIA, la Camera di Commercio Italiana in Argentina, così come il Consolato d’Italia e, diceva il documento, “una grande sala per ospitare eventi riguardanti l'intera comunità italiana”. Felice Lora muore quello stesso anno a Torino. “Sono scapolo, sottolinea, la mia famiglia sono gli emigrati come me”. Prima di morire esprime la sua volontà che le sue spoglie siano riportate a Buenos Aires, città che partecipa commossa a una delle più grandi manifestazioni di cordoglio popolare dell’epoca, i funerali che si svolsero nell’Unione e Benevolenza. Nel 1937 il governo italiano acquista il predio che ospitava l’antico teatro Coliseo poi demolito. Comincia allora un’altra storia, ricca di sfumature e colpi di scena. Un antico proverbio sostiene che “es de gente bien, nacida ser agradecida” e questa, la riconoscenza, è un sentimento che ci impulsa in questa proposta, una specie di appello che sicuramente ha come destinatari puntuali la FEDITALIA, la Camera di Commercio Italiana in Argentina, la FEDIBA e altre istituzione che sono ospitate in quel palazzo, come lo sono il Consolato generale d’Italia e la Fondazione Culturale Coliseum. Così come è rivolto anche al Comites, quello che rappresenta la comunità italiana più numerosa fuori d’Italia, che pur se non è ospitato in quella sede, dovrebbe interessarsi all’argomento e impegnarsi. Un invito che è anche per tutta la nostra comunità attraverso i suoi numerosi esponenti. Thomas More ammoniva "Se ricevono male gli uomini lo scrivono sul marmo, se ricevono bene, nella polvere". Confidiamo che come comunità, nel caso di Felice Lora riusciremo a smentire tale affermazione e ci auguriamo che in un altro articolo sulla TRIBUNA ITALIANA, fra non molto tempo, potremo dilungarci su un argomento più gradevole: “L’elogio alla gratitudine”.
(Nota publicada por Tribuna Italiana)
Adhesiones se buscan
Esta iniciativa es un viejo anhelo que tengo. Espero el apoyo de quien sea necesario, así podremos hacer justicia con nuestra historia.

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