
Il Comites di Buenos Aires convoca, ma i parlamentari disertano l'incontro
Sembra che i parlamentari italiani eletti nell’America Meridionale siano stati messi in crisi dall’invito del Comites di Buenos Aires, provocando in loro un dilemma esistenziale, quasi shakesperiano, che peró, hanno risolto scegliendo il “voto negativo”. Cioè i senatori Caselli (Pdl) e Giai (Maie) ed i deputati Angeli (Pdl), e Porta (Pd) non si sono presentati all’appuntamento.
Unica eccezione quella del presidente del MAIE il quale fedele al suo stile di assoluta disponibilità, ha partecipato alla riunione, come è stato informato la settimana scorsa anche dalla TRIBUNA ITALIANA: "L’On. Merlo unico protagonista, suo malgrado, dell’incontro organizzato dal Comites di Buenos Aires"
Pertanto l’iniziativa, promettente quando è stata proposta, alla fine ha offerto molto di meno di quanto ci si attendeva, diventando un nuovo anello della catena di insuccessi, nell’aspirazione di riunire “i nostri cinque”, obiettivo che risale al 2006 e che potrebbe unirsi ad un altra ambizione diventata chimera, quella di ottenere una semplice fotografia di gruppo dei nostri parlamentari, un modo di rispecchiare una supposta unità, obiettivo che, perfino per i più esperti collezionisti, è diventato una “missione impossibile”.
Questa ostinata negativa a riunirsi, propone di fronte alla comunità un’immagine negativa, che viene persino potenziata nel contesto di crisi generale nel quale siamo immersi, in un momento in cui i politici in genere, devono affrontare un vero e proprio tsunami di critiche, che comprendono argomenti di varia indole dal: “non basta vincere un’elezione, contano la gestione, i risultati” passando per le “inadempienze delle promesse elettorali”, e “che fino ad oggi, non c'è neanche un progetto di legge presentato dai parlamentari eletti all'estero, che sia stato approvato e quindi diventato legge”, fino all’imputazione del fatto che, nonostante la congiuntura, la cosiddetta “casta” continua a mostrarsi immune nell’esposizione dei privilegi e franchigie di cui gode.
E’ evidente che la gente è stanca di una certa politica e la negativa di questi parlamentari a partecipare alla riunione di cui ci occupiamo, ha scatenato una reazione non frequente che, nonostante il tempo trascorso, non solo non accenna a diminuire, ma addirittura tende a crescere, dando voce a opinioni varie che hanno al centro concetti quali: “atteggiamento sconsiderato, mancanza di rispetto verso il Comites e i numerosi esponenti della collettività presenti alla riunione.”
Da parte nostra ci viene subito in mente una domanda: se i nostri parlamentari ritengono che i Comites non riuniscono i requisiti e i meriti sufficienti per convocarli, quale sarebbe l’istituzione nelle condizioni di farlo?
Per quanto riguarda gli argomenti per giustificare le assenze all’incontro, colpisce in particolare la risposta di un senatore il quale avrebbe manifestato che secondo lui, “l’unico ambito per dibattere è il Senato e con i suoi pari”.
Presumiamo che il senatore non abbia letto, o abbia ignorato l’obiettivo dell’invito del Comites: "…convocare i parlamentari perché espongano i loro punti di vista sulla "situazione politicoeconomica dell'Italia, nonché gli effetti di tale problematica per gli italiani residenti all'estero". Cioè non menziona il termine dibattito e anche se lo facesse, è responsabilità dei parlamentari l’imperativo morale di rendere conto delle loro attività al sovrano, cioè, agli elettori.
Quanto al “celebre” dibattito che non c’è stato, possiamo sottolineare che è diventato materia ricorrente nella nostra comunità, una assenza che si unisce ad un’altra, quella di nuove proposte da parte dei nostri parlamentari, che sostituiscano il solito discorso reclamando all’Italia fondi per l’assistenza, i consolati, la cultura o la lingua, fra gli altri.
Forse, ma sembra una utopia, uno dei modi che potrebbero avere i nostri parlamentari di riscattarsi dalla figuraccia di non essersi presentati alla convocazione del Comites, sarebbe quello di prendere l’iniziativa di autoconvocarsi e, nell’ambito che riterranno adeguato, dibattere le problematiche che ci riguardano come italiani all’estero.
Come è noto, viviamo tempi difficili, un periodo nel quale una parola ha conquistato un protagonismo quasi ossessivo, sempre legata ad una serie di fatti drammatici: la bolla. Ci sono la “bolla immobiliare”, la “bolla finanziaria”, la “bolla speculativa” e tante altre ancora. Siamo impegnati a promuovere la reazione dei nostri rappresentanti dato che tacendo rischieremmo di diventare complici del silenzio, di fronte a qualche “illuminato” che volesse screditare “i nostri” tacciando la loro presenza nelle aule di “bolla parlamentare”.
Un atteggiamento che deluderebbe il sogno, di un lottatore come Mirko Tremaglia, ostinato a portare in alto bandiere di uguaglianza e giustizia, e che dopo lunghe battaglie parlamentari, riuscì a rendere reale il sogno di esercitare il nostro diritto al voto.
